Turchia Bodanski Iraq

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Muslim Brotherhood Terroristic Militias - What you won't see in Media
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VIDEO - La milizia terroristica dei Fratelli Musulmani. Ecco le immagini delle atrocità commesse
23/08/2013 12:04:01 di ONtv . 1.181.482
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Pubblicato il 21 ago 2013 Muslim Brotherhood Terroristic Militias - What you won't see in Media http://www.magdicristianoallam.it/video/video---la-milizia-terroristica-dei-fratelli-musulmani-ecco-le-immagini-delle-atrocita-commesse.html
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Suor Angela, provinciale delle Comboniane al Cairo: “Anch'io sono scesa in piazza contro i Fratelli Musulmani: sono terroristi e fascisti sostenuti da Al Qaida, Hamas e Qatar” 24/08/2013 08:31:32 di Annalisa Milani Suor Angela, provinciale delle Comboniane al Cairo: “Anch'io sono scesa in piazza contro i Fratelli Musulmani: sono terroristi e fascisti sostenuti da Al Qaida, Hamas e Qatar” (combonianinsieme.com) - La voce di Sr. Angela C., provinciale delle Comboniane , residente in Egitto da molti anni, mi raggiunge via Skype alle 10 di matttina di oggi 20 agosto 2013. Ha un urgente bisogno di comunicare per protestare contro la "manipolazione " che i media occidentali stanno facendo della drammatica situazione dell'Egitto . E' un torrente di parole .....difficile fermarla...! Sr. Angela è vero che negli ultimi giorni le chiese e i cristiani sono sotto tiro in Egitto? “Sì, i Fratelli Musulmani questo l'avevano già annunziato, ancora quando erano già al potere, anche se facevano vedere un volto democratico. Ora è chiaro che essi sono saliti al governo in modo spudorato, con brogli. Tutti i governi egiziani precedenti li hanno usati, ma poi con loro non è mai stato possibile nessun governo. Sembra da ora, ma sopratutto dall'anno scorso, che essi si siano organizzati con l'aiuto di esterni (Hamas, Al Qaida, il Qatar) e l'influenza di tali aiuti è stata per esempio evidente nei bambini che i Fratelli Musulmani hanno usato dopo la caduta di Morsi, per occupare piazza Al Raabia. Essi portavano tutti sulla fronte la fascetta verde ed usavano la bandiera nera simboli di Al Qaida. Da un anno i Fratelli Musulmani si fanno credere "democratici" all'esterno, ma non è così e i 30 milioni di egiziani che il 30 giugno sono scesi in piazza, compresa io ed una postulante, lo sanno. Trenta milioni di egiziani sono scesi in piazza per dire no al governo Morsi, che in un anno ha fatto più danni di tutti i governi precedenti, nonostante tutti gli errori di questi ultimi!!!!”. Sr. Angela....torniamo ai 10 milioni di egiziani cristiani, copti, latini, greco-ortodossi... “Già durante il governo Morsi, c'erano state chiese incendiate, ma da quando esso è caduto, sopratutto nell' Alto Egitto, si sono sparse milizie musulmane che in appoggio a lui, hanno distrutto, hanno ammazzato....Padre Boulad (gesuita egiziano) parla di 50 chiese, scuole ed istituzioni cristiane distrutte solo il 17 agosto. Qualche settimana fa sono stati distrutti i santuari Sufi, famiglie sciite sono state trucidate, arabi moderati, punti di polizia distrutti, sacerdoti cristiani attaccati ed uccisi (almeno 2 o 3 negli ultimi giorni) e quasi 1500 persone sono state trucidate....e nessuno ha parlato”. Ora il governo militare, ha rovesciato Morsi "con un golpe" e vuole mettere fuorilegge i Fratelli Musulmani? (Sr. Angela non mi lascia terminare la domanda!) Quando l'Esercito è intervenuto è perchè il popolo l'ha voluto, le famiglie che vivono nel terrore l'hanno voluto !!!! I Fratelli Musulmani agendo, dopo la caduta di Morsi, hanno dimostrato di essere armati più dell'Esercito e di avere una strategia … come si fa ad incendiare palazzi in centro al Cairo se non si hanno mezzi forti ? La gente qui al Cairo, come altrove ha paura ... una signora che viene da noi ad esempio, ora si mette il velo per passare nelle strade. Certo non si può dire che l'Esercito è santo, ma I Fratelli Musulmani stanno distruggendo il paese!”. Ieri lunedì nel Sinai, hanno fatto saltare due autobus pieni di giovani militari che dismettevano il turno. I Fratelli Musulmani si possono solo chiamare "terroristi" e per molto tempo hanno lavorato sotto come società segrete, hanno costruitoreti per comunicare tra loro in modo veloce, ed hanno contatti molto alti. Il Primo discorso fatto da Morsi è stato "falsamente democratico". I dirigenti dei Fratelli Musulmani hanno i loro interessi, infatti i loro conti bancari, da che sono al governo, sono saliti enormemente. Ed inoltre in un anno hanno portato il Paese nella paura, paura di tutto. Stanno distruggendo il Cairo, abbattono tutto ciò che per loro non va bene, vecchi palazzi, e ne costruiscono di nuovi senza permessi e rispetto di regole...”. Chi c' è dietro a loro? “Morsi è stato liberato da Hamas e lui ha poi liberato tutti gli altri capi... senza dubbio c 'è Al Qaida e il Qatar e comunque sono arrivati molti mercenari....Infatti, la caratteristica vera del vero egiziano, è che egli non cerca mai la lotta, è aperto agli altri come è sempre stato nella storia, ha troppo amore per il suo Paese per distruggerlo e per distruggere i musei egiziani come stanno facendo i Fratelli Musulmani.....noi in comunità li abbiamo definiti gli Unni!!!”. Sr. Angela che cosa non capiscono i media occidentali ? “Ciò che gli stranieri e i media occidentali non capiscono è che l'Esercito è tornato in piazza per volontà del popolo, e Morsi non è stato rovesciato da un golpe militare, ma è andato su con brogli, con la frode, tutte le nostre consorelle sono testimoni di questo e non hanno potuto votare...I Fratelli Musulmani sono fascisti e non ammettono nessun pensiero divergente e diverso.... Sappiamo dall'Iraq che la manipolazione occidentale fa comodo a qualche potenza e sembra che i Fratelli Musulmani abbiano comperato parti della CNN e di Al Jazira”. Oltre alla paura, come è la vostra vita quotidiana ? “Quello che più fa male è vedere la ferocia con cui agiscono.. A Minya, Al Fayum e in molti altri paesi vicini dell'Alto Egitto hanno distrutto le scuole dei gesuiti, dei francescani che sono qui da secoli.. Noi che viviamo al Cairo è terrificante vedere il Cairo di sera, prima così caotico, immerso in un silenzio tombale ...ora c'è un pò di traffico fuori ma la gente non si mette molto in strada... Ieri è uscita una consorella ad accompagnare un'altra di noi al supermercato e mentre l'attendeva alla porta si è sentita apostrofare duramente da un passante con "Io non voglio le suore qui...!!!". E' la prima volta che accade. Certo che gli adepti dei Fratelli Musulmani dimostrano di aver sparso una educazione di intolleranza a livello di base da lungo tempo.. e torniamo al tempo delle crociate.. Ma l'Egitto ha anche persone qualificate che non vogliono il settarismo, ma un Egitto aperto al mondo!!! Quando Al-Sisi è apparso in televisione, il 3 luglio, insieme a lui c'era il nuovo Papa copto ortodosso Twadros, l'imam di Al-Azhar e rappresentanti di tutte le religioni, insieme!!! Ma è quello che i Fratelli Musulmani non sopportano: il dialogo!”
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Milizie dei Fratelli Musulmani addestrate per distruggere le chiese 24/08/2013 09:37:37 di Giuseppe Samir Eid Milizie dei Fratelli Musulmani addestrate per distruggere le chiese (comboninsieme.com) - Testimoni oculari riportano che milizie dei fratelli musulmani appositamente addestrate ed equipaggiate hanno provveduto in due soli giorni a saccheggiare, incendiare, distruggere oltre cinquanta chiese e istituzioni cristiane la maggior parte dedicate a servizio della popolazione senza distinzione religiosa, oltre a decine e decine di abitazioni, negozi e proprietà private costringendo gli abitanti a fuggire pena la morte per il solo fatto di essere cristiani. Alcuni assalti sono falliti per l’intervento deciso dei vicini musulmani contrari ai metodi violenti e riconoscenti verso i servizi forniti dalle istituzioni cristiane. Un gruppo di egiziani residenti in Europa ha contribuito a far allestire un edificio a favore dei bambini di strada a scopo educativo nella città di Minia a 250kms sud del Cairo. E stato inaugurato proprio quest’anno a Marzo grazie alla collaborazione di tutti i ceti sociali. Le due foto testimoniano l’immenso dolore che proviamo oggi. Centre social des Jésuites à Minia MARZO 2013 http://www.magdicristianoallam.it/no-islam/milizie-dei-fratelli-musulmani-addestrate-per-distruggere-le-chiese.html AGOSTO 2013 Questi fatti non possono che far sorgere alcune considerazioni: 1-Non mi pare aver letto o sentito voci di religiosi musulmani levati a denunciare che la religione è estranea a questo tipo di violenza, a dissociarsi “scomunicare” i predicatori di violenza ovunque siano chiedendo per loro l’applicazione della legge penale. Incoraggiare loro a proclamare anche i versetti del Corano che sottolineano la volontà di Dio verso la pluralità religiosa e l’impegno nel gareggiare nel bene nella Misericordia di Dio. Guarda caso le violenze maggiore succedono di Venerdì all’uscita dalle moschee. 2-Certo é che l’Europa ha interesse per un M.O. stabile, ma un siffatto obiettivo é possibile col promuovere lo sviluppo tecnologico, sapendo unire o subordinare anche scambi culturali con criteri di reciprocità sopratutto per la gente semplice. 3-istituzioni e politici stiano attenti che i buoni propositi scambiati a livello alto non rimangono veramente in alto senza raggiungere il popolo la gente semplice.
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L'attacco alla Siria sarebbe il suicidio dell'Occidente: dove sono i nostri pacifinti? 26/08/2013 08:52:55 di Magdi Cristiano Allam L'attacco alla Siria sarebbe il suicidio dell'Occidente: dove sono i nostri pacifinti? (Il Giornale) - Speriamo che non succeda mai. Più che una guerra sarebbe il suicidio dell'Occidente in Siria. Quali paradossi, ipocrisie e assurdità! A cominciare dal fatto che a scatenarla sarebbe il primo Premio Nobel alle intenzioni, un attestato di uomo della pace conferito a Obama a soli 9 mesi dalla sua elezione a prescindere dalle sue azioni. Poi la motivazione alquanto dubbia, visto che esistono le prove che le testate chimiche sarebbero state lanciate dai terroristi islamici e non dall'Esercito che, piaccia o meno, rappresenta la legalità e ha il dovere di difendere lo Stato. Infine lo scopo: come è possibile che dopo aver toccato con mano in Tunisia, Libia e Egitto le conseguenze tragiche dell'avvento al potere dei Fratelli Musulmani sostenuti dai Salafiti e fiancheggiati da Al Qaida, l'Occidente in Siria si ostina a voler portare al potere la stessa triade di fanatici islamici che in due anni hanno provocato la distruzione del Paese, oltre 80 mila morti (di cui la metà soldati) e 2 milioni di sfollati (di cui la metà bambini)? Per fortuna che c'è la Russia di Putin che, a differenza dei governanti liquidatori della civiltà occidentale, ha chiaro in testa che la priorità deve essere la sconfitta del terrorismo islamico ovunque nel mondo, così come ha una ferma concezione sulla stabilità e la sicurezza della Siria e del Medio Oriente. Persino Israele tentenna sul da farsi presa nella morsa tra il nemico storico, la dittatura laica di Assad che ha partecipato alle guerre anche se successivamente ha garantito la tregua alla frontiera, e il nemico dichiarato, il terrorismo islamico che proclama pubblicamente la volontà di cancellare lo Stato ebraico dalla carta geografica. Obama è riuscito a far odiare gli Stati Uniti sia dai laici sia dagli islamici. E' incredibile come, da un lato, dopo aver aiutato finanziariamente, politicamente e talvolta anche militarmente sia i governi al potere sia gli oppositori interni, dall'altro oggi gli americani vengano additati dagli uni e dagli altri come i nemici della democrazia e i sostenitori dei terroristi o dei dittatori. La verità è che l'Occidente non è più credibile né come autorità politica, per il venir meno della bontà del suo modello di civiltà di fronte alla sfida della globalizzazione, né come autorità morale per il comportamento assunto nelle guerre dei Balcani, in Afghanistan, Iraq e Libia, dove è stato accertato l'uso di testate a uranio impoverito che anche in Italia ha provocato, secondo l'Associazione Vittime Uranio, la morte di 216 nostri soldati per tumore e la contaminazione di altri 2500. Speriamo che in extremis prevalgano la ragione e il sano amor proprio! Questo è il momento in cui l'Occidente potrebbe imporre delle severe condizioni a Assad in cambio della salvaguardia dello Stato laico, favorendo l'inclusione solo degli oppositori che rispettano i diritti fondamentali della persona e condividono i valori che sostanziano la democrazia a partire dalla pacifica alternanza al potere, il che esclude tutti coloro che strumentalizzano la democrazia per imprre la sharia, la legge coranica. Se viceversa Obama, Cameron e la Ashton dovessero commettere la follia dell'intervento armato, significherebbe che hanno deciso di gettare nel baratro la Siria, così come è già successo in Iraq, per favorire l'interesse delle multinazionali delle armi, del petrolio, della finanza speculativa e della ricostruzione. Tra parentesi che fine hanno fatto i pacifinti che hanno gremito le piazze d'Italia per dire no alle guerre nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq, quando si trattava di denunciare gli “sporchi interessi dei guerrafondai a stelle e strisce”, mentre risultano latitanti da quando si è dato in pasto all'opinione pubblica la menzogna mediatica della “Primavera araba”? Se sono ancora in ferie beati loro, ma qualcuno li avvisi che gli stessi odiatissimi guerrafondai si apprestano ad attaccare la Siria. Ebbene se non assisteremo a manifestazioni oceaniche dovremo prendere atto che i pacifinti che hanno sostituito il tricolore con la bandiera arcobaleno del globalismo, multiculturalismo, immigrazionismo e relativismo, sposano anche la causa dell'islamismo. twitter@magdicristiano
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Siria, GB Non interverrà. No del Parlamento al governo 30/08/2013 09:05:41 di www.ansa.it / Siria, GB Non interverrà. No del Parlamento al governo Gli Stati Uniti sono pronti ad attaccare la Siria da soli se necessario. Dopo lo schiaffo del parlamento inglese al primo ministro David Cameron, con la bocciatura per 13 voti della mozione per un intervento in Siria, la Casa Bianca lascia intendere che gli Usa potrebbero agire da soli, anche perche' si tratterebbe di un'operazione limitata per la quale non sarebbe necessaria una coalizione. Il presidente americano Barack Obama non ha ancora preso una decisione e continua a valutare le opzioni a disposizione. Ma il no dei Comuni sembra incrinare l'asse fra Stati Uniti e l'alleato speciale inglese, che li ha affiancati in ogni importante operazione militare intrapresa da Washington, dall'invasione di Panama del 1989 in poi. ''Continueremo a consultarci con il governo inglese, uno dei nostri alleati piu' vicini - afferma la Casa Bianca dopo il voto inglese -. Le decisioni del presidente Obama saranno guidate da quelli che sono i migliori interessi degli Stati Uniti. Il presidente ritiene che ci siano in gioco interessi per gli Usa e che i paesi che violano le norme sul divieto di armi chimiche devono essere ritenuti responsabili''. Gli Stati Uniti sono ancora alla ricerca di una "coalizione internazionale" per rispondere al presunto attacco con armi chimiche del regime siriano contro i civili, ha detto oggi il segretario della Difesa americano Chuck Hagel. "Il nostro approccio è quello di continuare a trovare una coalizione internazionale che agirà di concerto", ha detto oggi il il capo del Pentagono nel corso di una conferenza stampa a Manila. E mentre in centinaia scendono in piazza a New York e Washington per manifestare contro un intervento in Siria ''costruito su bugie'', la Casa Bianca aggiorna il Congresso, offrendo ai leader informazioni non classificate sulle prove raccolte che - secondo l'amministrazione - proverebbero la responsabilita' di Assad. I 15 membri del Congresso, incluso lo speaker della Camera John Boehner, ascoltano per 90 minuti gli aggiornamenti e le motivazioni dell'amministrazione per un possibile intervento. Secondo quanto riferito al termine della conference call, l'amministrazione ha ribadito di non avere dubbi sull'uso di armi chimiche da parte di Assad e questo anche sulla base delle comunicazioni intercettate fra alti funzionari del regime di Assad in merito a un attacco. Parlamentari e senatori si mostrano, al termine del confronto, spaccati fra chi sostiene la necessita' di agire, chi piu' cautamente chiede ulteriori prove e alcuni che ritengono sia necessario aiutare i ribelli mentre si tenta di costruire una coalizione internazionale. Molti restano convinti che ci sia ancora da fare per l'amministrazione per convincere il pubblico su un intervento. Il rapporto dell'intelligence che mostra le responsabilita' di Assad dovrebbe essere diffuso nelle prossime ore. Nessuna informazione - riferiscono i parlamentari - e' stata offerta su un tempistica di un eventuale attacco e su chi ne paghera' i costi. Secondo indiscrezioni, un'eventuale misura sara' presa una volta che gli esperti dell'Onu lasceranno la Siria. Gli ispettori delle Nazioni Uniti lasceranno il paese sabato. Gli Stati Uniti sono ancora alla ricerca di una "coalizione internazionale" per rispondere al presunto attacco con armi chimiche del regime siriano contro i civili, ha detto oggi il segretario della Difesa americano Chuck Hagel. "Il nostro approccio è quello di continuare a trovare una coalizione internazionale che agirà di concerto", ha detto oggi il il capo del Pentagono nel corso di una conferenza stampa a Manila. Intanto Mosca fa sapere, attraverso il viceministro degli esteri Ghennadi Gatilov, di essere " contraria a qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che possa essere usata per un'azione di forza contro la Siria. http://www.ansa.it/iphone/fdg/9180224.html
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Siria: Obama e al Qaeda, insieme contro lo stesso nemico 30/08/2013 09:11:44 di Robert Fisk Siria: Obama e al Qaeda, insieme contro lo stesso nemico (Il Fatto Quotidiano) - Se l’Occidente decidesse di intervenire militarmente in Siria, il grido di battaglia dovrebbe essere “uno per tutti e tutti per uno”. La realtà è ben più drammatica e difficile da digerire: se il presidente Barack Obama optasse per l’intervento militare in Siria, per la prima volta nella storia gli Stati Uniti combatterebbero al fianco dei militanti di al Qaeda. Una bella alleanza davvero. Non erano i Tre Moschettieri che per farsi coraggio, prima di ogni scontro gridavano “uno per tutti e tutti per uno”? Lo stesso grido di battaglia dovrebbero adottarlo gli occidentali se – o quando – i grandi statisti delle potenze occidentali decidessero di scatenare una guerra contro Bashar al Assad. Gli uomini che uccisero migliaia di persone con l’attentato delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001 combatteranno accanto alle stessa nazione il cui sangue innocente fu così crudelmente versato 12 anni fa. Un vero successo politico per Obama, Cameron, Hollande e tutti gli altri signori della guerra in miniatura. Naturalmente questa realtà non verrà sottolineata, anzi verrà nascosta, dal Pentagono o dalla Casa Bianca e nemmeno al Qaeda avrà interesse a pubblicizzarla. Ma una cosa in comune la Casa Bianca e al Qaeda ce l’hanno: il desiderio di distruggere il regime di Assad. È lo stesso obiettivo del Nusra, il movimento vicino ad al Qaeda che in Siria combatte contro le forze governative. Questa situazione apre alcune interessanti prospettive. Forse gli americani dovrebbero chiedere ad al Qaeda un piccolo aiuto per ciò che riguarda l’intelligence, non fosse altro perché i militanti di al Qaeda conoscono il territorio e la popolazione molto meglio degli americani. E magari al Qaeda potrebbe fornire utili informazioni sui bersagli da colpire al Paese che non fa altro che proclamare ai quattro venti che sono i sostenitori di al Qaeda – e non i siriani – il pericolo pubblico numero 1 del mondo occidentale. Naturalmente non mancheranno le contraddizioni in qualche modo involontariamente e amaramente divertenti. Mentre gli americani con i droni massacrano gli uomini di al Qaeda nello Yemen e in Pakistan – oltre a un imprecisato numero di civili – con l’aiuto di Cameron, Hollande e altri minuscoli politici trasformatisi in generali, garantiranno assistenza militare ad al Qaeda in Siria colpendo i suoi nemici. Ci potete scommettere l’ultimo euro che vi rimane che il solo bersaglio che gli americani non colpiranno in Siria sarà quello degli uomini di al Qaeda e del Nusra. Inutile dire che l’ineffabile premier applaudirà qualunque iniziativa degli americani schierandosi di fatto con al Qaeda e dimenticando gli attentati di Londra. Dal momento che non esiste più nei governi moderni alcuna forma di memoria storica, Cameron ha probabilmente dimenticato le parole diBush e Blair risalenti a una decina di anni fa. Le stesse che dicono oggi lui e Obama accompagnate dalle stesse ridicole assicurazioni e false promesse e pronunciate con grande sicurezza. Oggi come dieci anni fa a queste parole non crede nessuno. In Iraq entrammo in guerra sulla spinta di una serie di menzogne messe a punto da imbroglioni e giocatori delle tre carte. Oggi siamo alla guerra di Youtube. Con questo non voglio dire che le terribili immagini dei civili siriani uccisi con i gas siano false, ma che qualsiasi eventuale prova del contrario verrebbe cancellata perché ormai la verità è stata scritta. Tanto per fare un esempio, a nessuno interessano le ricorrenti voci provenienti da Beirut secondo cui tre membri diHezbollah – che a Damasco è schierata con le truppe filogovernative – nello stesso giorno sono stati colpiti in un tunnel apparentemente dal medesimo gas. Pare che i tre uomini siano stati ricoverati in un ospedale di Beirut. Quindi se le forze armate siriane hanno fatto ricorso aigas, come è possibile che siano stati colpiti anche gli uomini di Hezbollah? E a proposito di memoria storica. Alzi la mano lo statista occidentale che ricorda cosa accadde l’ultima volta che gli americani si schierarono contro l’esercito siriano? Scommetto che le mani resterebbero tutte abbassate. Mi riferisco al 4 dicembre 1983, giorno in cui inLibano l’Aeronautica militare americana decise di bombardare le postazioni missilistiche siriane nella valle della Bekaa. Me ne ricordo benissimo perché mi trovavo in Libano. Un bombardiere americano fu colpito da un missile siriano – ovviamente di fabbricazione russa – e cadde nella valle della Bekaa. Il pilota,Mark Lange, morì sul colpo. Il suo secondo, Robert Goodman, fu preso prigioniero, trasferito a Damasco e incarcerato. Dopo quasi un mese, Jesse Jackson fu costretto a recarsi in Siria per implorare la sua liberazione tra roboanti dichiarazioni del tipo “mettiamo fine alla spirale della violenza”. La contraerea siriana abbatté anche un altro aereo americano, ma in questo caso il pilota riuscì a lanciarsi in Mediterraneo dove fu tratto in salvo da un peschereccio libanese. Ovviamente ci raccontano che i bombardamenti sulla Siria dureranno pochissimo. E quanto Obama desidera credere. Ma basta pensare all’Iran o a Hezbollah per capire che la cosa potrebbe andare avanti per un bel pezzo. © The Independent Traduzione di Carlo A. Biscotto
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Le Chiese devastate dai terroristi islamici ad Aleppo. (60 foto) Ecco chi sosteniamo in Siria!
30/08/2013 13:09:55 di Io amo l'Italia
http://www.magdicristianoallam.it/salviamo-i-cristiani/le-chiese-devastate-dai-terroristi-islamici-ad-aleppo-60-foto---ecco-chi-sosteniamo-in-siria.html
https://www.facebook.com/MagdiCristianoAllam/photos/?tab=album&album_id=567963459928247
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"Obama ci farà respirare i gas tossici dei depositi colpiti, per punirci dei gas che già abbiamo respirato?": 4 suore in Siria contro la guerra 31/08/2013 09:36:10 di www.tempi.it /
Pubblichiamo una lettera che le quattro suore trappiste (qui l’intervista di tempi.it) hanno inviato al sito oraprosiria. Le quattro religiose vivono in monastero cistercense appollaiato su una collina in un villaggio maronita al confine col Libano, fra Homs e Tartous.
Rinnoviamo l’invito a firmare l’appello contro l’intervento armato e a sostenere la sottoscrizione per la popolazione lanciata dalla Custodia di terra Santa.
Oggi non abbiamo parole, se non quelle dei salmi che la preghiera liturgica ci mette sulle labbra in questi giorni: «Minaccia la belva dei canneti, il branco dei tori con i vitelli dei popoli… o Dio disperdi i popoli che amano la guerra…». «Il Signore dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il gemito del prigioniero, per liberare i condannati a morte»… «ascolta o Dio la voce del mio lamento, dal terrore del nemico preserva la mia vita; proteggimi dalla congiura degli empi, dal tumulto dei malvagi. Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole amare… Si ostinano nel fare il male, si accordano per nascondere tranelli, dicono: “Chi li potrà vedere? meditano iniquità, attuano le loro trame. Un baratro è l’uomo, e il suo cuore un abisso”. Lodate il mio Dio con i timpani, cantate al Signore con cembali, elevate a lui l’accordo del salmo e della lode, esaltate e invocate il suo nome. POICHE’ IL SIGNORE E’ IL DIO CHE STRONCA LE GUERRE. “Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella tua potenza e invincibile”».
siria-cristiani-giuseppe-nazzaro-aleppoGuardiamo la gente attorno a noi, i nostri operai che sono venuti a lavorare tutti come sospesi, attoniti: «Hanno deciso di attaccarci». Oggi siamo andate a Tartous… sentivamo la rabbia, l’impotenza, l’incapacità di formulare un senso a tutto questo: la gente cerca di lavorare, come può, di vivere normalmente. Vedi i contadini bagnare la loro campagna, i genitori comprare i quaderni per le scuole che stanno per iniziare, i bambini chiedere ignari un giocattolo o un gelato… vedi i poveri, tanti, che cercano di raggranellare qualche soldo, le strade piene dei rifugiati “interni” alla Siria, arrivati da tutte le parti nell’unica zona rimasta ancora relativamente vivibile… guardi la bellezza di queste colline, il sorriso della gente, lo sguardo buono di un ragazzo che sta per partire per militare, e ci regala le due o tre noccioline americane che ha in tasca, solo per “sentirsi insieme”… E pensi che domani hanno deciso di bombardarci… Così. Perché “è ora di fare qualcosa”, così si legge nelle dichiarazioni degli uomini importanti, che domani berranno il loro thé guardando alla televisione l’efficacia del loro intervento umanitario… Domani ci faranno respirare i gas tossici dei depositi colpiti, per punirci dei gas che già abbiamo respirato?
La gente qui è davanti alla televisione, con gli occhi e le orecchie tesi: «Si attende solo una parola di Obama»!!!! Una parola di Obama?? Il premio Nobel per la pace, farà cadere su di noi la sua sentenza di guerra? Aldilà di ogni giustizia, di ogni buon senso, di ogni misericordia, di ogni umiltà, di ogni saggezza?
Parla il Papa, parlano Patriarchi e vescovi, parlano innumerevoli testimoni, parlano analisti e persone di esperienza, parlano persino gli oppositori del regime… E tutti noi stiamo qui, aspettando una sola parola del grande Obama? E se non fosse lui, sarebbe un altro, non è questo il problema. Non si tratta di lui, non è lui “il grande”, ma il Maligno che in questi tempi si sta dando veramente da fare.
siria-suore-3Il problema è che è diventato troppo facile contrabbandare la menzogna come nobiltà, gli interessi più spregiudicati come una ricerca di giustizia, il bisogno di protagonismo e di potere come “la responsabilità morale di non chiudere gli occhi”… E a dispetto di tutte le nostre globalizzazioni e fonti di informazioni, sembra che nulla sia verificabile, che un minimo di verità oggettiva non esista… Cioè, non la si vuole far esistere; perché invece una verità c’è, e gli uomini onesti potrebbero trovarla, cercandola davvero insieme, se non fosse loro impedito da coloro che hanno altri interessi.
C’è qualcosa che non va, ed è qualcosa di grave… perché la conseguenza è la vita di un popolo. È il sangue che riempie le nostre strade, i nostri occhi, il nostro cuore.
Ma ormai, a cosa servono ancora le parole? Una nazione distrutta, generazioni di giovani sterminate, bambini che crescono con le armi in mano, donne rimaste sole, spesso oggetto di vari tipi di violenza… distrutte le famiglie, le tradizioni, le case, gli edifici religiosi, i monumenti che raccontano e conservano la storia e quindi le radici di un popolo…
Domani, dunque (o domenica ? bontà loro…) altro sangue.
Noi, come cristiani, possiamo almeno offrirlo alla misericordia di Dio, unirlo al sangue di Cristo che in tutti coloro che soffrono porta a compimento la redenzione del mondo. Cercano di uccidere la speranza, ma noi a questo dobbiamo resistere con tutte le nostre forze.
A chi ha un vero amore per la Siria (per l’uomo, per la verità…) chiediamo tanta preghiera… tanta, accorata, coraggiosa…
le sorelle trappiste
http://www.tempi.it/siria-lettera-suore-trappiste-obama-siriani-assad-armi-chimiche#.UiGdTza-2Cc
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"Un referendum contro il burqa per fermare l'islam radicale in Svizzera": intervista a Giorgio Ghiringhelli 04/09/2013 08:30:04 di www.ticinolive.ch/ / Determinato, lavoratore, competente… ma soprattutto – il lettore ne converrà – diluviale. Giorgio Ghiringhelli di Losone, autentica punta di diamante dell’ “iniziativismo” ticinese, apre oggi le cataratte su Ticinolive. Ne scaturisce un’intervista densa di contenuti, la quale sembra – più che un’intervista – un trattato. Grande lettura, direi, veramente impegnativa (anche se non esito ad ammettere che un avversario del Ghiro e dell’antiburqa potrebbe facilmente imbufalirsi). Le prime quattro domande sono poste nello stile advocatus diaboli e rispecchiano le principali obiezioni che vengono mosse all’iniziativa. Un’intervista del professor Francesco De Maria. NOTA. Un anno fa Ticinolive ha intervistato l’imam Jelassi nella sua moschea di Lugano. http://www.ticinolive.ch/2012/09/26/assalamu-aleikum-un-saluto-di-pace-intervista-allimam-samir-radouan-jelassi/ Francesco De Maria L’iniziativa non serve a nulla perché di donne col burqa, in Svizzera, non ce ne sono, oppure solo pochissime (ma a chi vada avanti e indietro per la via Nassa – come accade a me – non sembrano così poche…) Giorgio Ghiringhelli Non è una questione di numeri ma di princípi. Il burqa (come pure il niqab) offende la dignità non solo di chi lo porta, ma anche di chi lo deve subire negli spazi pubblici. E’ un simbolo dell’integralismo islamico più estremo, che non rispetta il principio dell’uguaglianza fra uomo e donna inserito nella nostra Costituzione e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Quindi anche un sol burqa sarebbe di troppo. L’iniziativa è utile per almeno tre motivi. Primo perché ha un effetto preventivo e dissuasivo e vuol evitare che si debba intervenire quando ormai sarebbe troppo tardi (in Francia il Parlamento si era deciso a introdurre il divieto nel 2010 quando ormai vi erano in circolazione più di 2’000 donne in burqa, e ora hanno qualche difficoltà a farlo rispettare). Secondo perché se l’iniziativa riscuoterà un grosso successo l’esempio ticinese avrà sicuramente un effetto domino in altri Cantoni della Svizzera e potrebbe addirittura provocare il lancio di un’iniziativa a livello federale. Ciò che sarebbe auspicabile, perché un divieto del genere andrebbe introdotto su larga scala, in tutto il continente europeo. Terzo perché il divieto di nascondere il volto non riguarda solo il burqa . In effetti se l’iniziativa passasse sarebbe proibito ad esempio partecipare a manifestazioni politiche o sportive con il volto coperto da passamontagna ( e chi lo facesse potrebbe essere fermato e multato già solo per questo fatto ancor prima di commettere atti violenti) e non si potrebbe andarsene in giro tranquillamente a piedi per la città con un caso da motociclista in testa. E’ dunque anche un problema di sicurezza. L’iniziativa finge di combattere il burqa ma, in realtà, è semplicemente contro l’islam o, addirittura, contro gli arabi. GG Nel comitato su questo punto vi sono sensibilità diverse. V’è chi si limita a combattere il mascheramento del volto indipendentemente dal burqa o dall’Islam perché ritiene che il fatto di mostrare il volto costituisca nella nostra società occidentale la base minima della convivenza civile. Ciò è assolutamente vero, ma personalmente non ho mai nascosto che il mio obiettivo principale è invece quello di mettere un freno all’avanzata in Occidente degli integralisti islamici (definiti anche islamisti) , di qualsiasi razza essi siano e di qualsiasi Paesi siano ( compresi gli svizzeri convertiti, come tal signor Nicolas Blancho…) . E’ ora di far capire a questi intolleranti che non siamo più disposti a tollerare tutte le loro sempre più assurde richieste, che ci sono dei limiti oltre i quali non siamo disposti ad andare e che certi nostri valori non sono negoziabili. Sono altresì convinto del fatto che la maggior parte dei musulmani residenti in Svizzera siano ben contenti di vivere in un Paese libero come il nostro e che apprezzino i nostri valori e le nostre usanze. Essi hanno una folle paura a contrastare gli islamisti – e non posso biasimarli perché magari hanno ancora dei famigliari nei Paesi islamici dominati da loro – e quindi raramente si espongono. Ma penso che sotto sotto la maggior parte di loro sarebbe ben contenta di un divieto del burqa sul suolo nazionale, e anche di altri divieti miranti a mettere in riga gli islamisti che – secondo una strategia ben collaudata ovunque sono presenti – pretendono di parlare a nome di tutti i musulmani e cercano in tutti i modi di reislamizzare quelli che si sono “occidentalizzati” . Una delle poche musulmane che in Svizzera ha avuto il coraggio di opporsi agli integralisti è la signora Saida Keller-Messahli, che ha fondato il Formum per un islam progressista che ha sede a Zurigo. Questa coraggiosa signora, intervistata dal Corriere del Ticino (cfr. il CdT del 6 maggio 2010) si è schierata decisamente contro il burqa, in quanto “è una violazione dell’integrità corporale della donna”. E molte altre donne musulmane che hanno sperimentato sulla propria pelle l’oppressione delle donne nel mondo islamico e che su questo tema hanno scritto libri di denuncia che certe nostre femministe di sinistra favorevoli al burqa dovrebbero leggere, la pensano allo stesso modo. Cito ad esempio l’algerina Fadela Amara (fondatrice in Francia dell’Associazione “né puttane né sottomesse”) , l’algerina Djemila Benhabib, la somala Ayaan Hirsi Ali, la siriana Wafa Sultan, la marocchina Souad Sbai. Ma anche diversi imam si sono espressi contro il burqa, fra cui uno dei più importanti è Mohammed Sayyid Tantawi, deceduto qualche tempo fa. Quando era ancora l’imam dell’università di Al Azhar (al Cairo), che è il centro accademico-religioso più importante del mondo sunnita, Tantawi aveva proibito il porto del niqab e del burqa all’università, affermando che “questa usanza tribale non ha niente a che vedere con l’Islam”. E da noi ci sono fior di politici e di giornalisti che invece difendono la “liberta” di indossare questo costume tribale…e lo fanno solo per non passare per islamofobi o razzisti. Meriterebbero di andare a studiare un po’ al Cairo… Gli iniziativisti, che cianciano di “dignità femminile offesa”, non capiscono che, in realtà, il burqa protegge la donna da eccessive attenzioni e possibili molestie. GG Come detto il burqa non offende solo la dignità di chi lo porta ma anche di chi lo deve subire per forza ,e non per scelta, nelle vie pubbliche, al bar, sui trasporti pubblici e così via. Chi indossa il burqa ci fa capire che non gli interessa integrarsi nella nostra società e che anzi rifiuta qualsiasi contatto con questa società. E dunque il burqa diventa una questione di moralità pubblica. Il Corano non dice che le donne debbano coprirsi il viso (sfido chiunque a dimostrare il contrario) e a dire il vero non dice neppure chiaramente che si debbano coprire i capelli. In un paio di versetti (33:59 e 24:31) consiglia solo di avere sguardi modesti e di lasciar cadere un poco su di loro i veli per coprirsi i loro ornamenti e i seni, e ciò allo scopo di distinguere le musulmane credenti dalle non musulmane o dalle musulmane non credenti (una specie di marchio di musulmana DOC, insomma, che mi ricorda altri marchi a forma di stella che servivano in Germania 70 anni fa per distinguere gli ebrei dagli altri…) e allo scopo di non essere molestate dagli uomini . Anche nel mondo islamico v’è chi contesta l’obbligatorietà di portare il semplice velo, ma secondo l’interpretazione misogina e sessista degli islamisti (Fratelli musulmani e salafiti) – il cui scopo principale è di impedire l’integrazione dei musulmani in genere e delle donne in particolare in Occidente – il velo è obbligatorio e chi non lo porta non deve poi lamentarsi se viene molestata in strada o anche stuprata. Quindi è vero che molte musulmane, terrorizzate da questi violenti individui, indossano “volontariamente” veli vari e burqa per proteggersi. Ma il fatto che esse si coprano volontariamente non significa - e qui torno al burqa – che noi dobbiamo accettare un costume che offende la morale pubblica e può creare problemi di sicurezza. Perfino il gruppo socialista delle Camere federali, in una sua presa di posizione sull’Islam elaborata nel 2010 dopo la votazione sui minareti, ha scritto testualmente che “l’obbligo di portare un velo integrale fuori dagli spazi privati costituisce dal punto di vista occidentale un attentato massiccio alla libertà personale e una violazione dei diritti dell’uomo, nella misura in cui la stessa compromette lo sviluppo personale e l’integrazione nella nostra società; e il fatto che delle donne portino questi abiti “SU BASE VOLONTARIA” non fa alcuna differenza : è in effetti difficile considerare il burqa come qualcosa che non sia un simbolo di oppressione della donna (…)” Una legge è stata approvata dal Parlamento. Questi iniziativisti sono incontentabili: non c’è alcun bisogno di un articolo costituzionale! .................. http://www.ticinolive.ch/2013/08/31/liniziativa-e-farina-del-mio-sacco-intervista-al-celebre-guastafeste-al-secolo-giorgio-ghiringhelli/
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GG Esiste eccome. Consiglio a tutti di leggere il libro “Islamophobie ou légitime défiance ?” di Mireille Vallette, una giornalista ginevrina che collabora con la Tribune de Genève e che di recente ha restituito la tessera di aderente al PS proprio perché questo partito anziché difendere le donne musulmane difende i loro oppressori. Questo libro dà un’idea dell’avanzata dell’islamismo in Svizzera. Dal momento che uno dei simboli del proselitismo e della propaganda islamista è il velo (in tutte le sue forme) , l’avanzata dell’islam radicale la si può misurare anche a vista dal crescente numero di veli in circolazione, specie nelle grandi città d’oltre Gottardo. La Svizzera ( e il Ticino) è del resto stata una piattaforma di lancio per la propagazione dell’ideologia dei Fratelli musulmani in Europa. Quando Nasser verso la metà degli anni ’50 condannò a morte diversi capi della Fratellanza (fra cui l’ideologo Sayed Qotb e il fondatore Hassan al Banna) molti esponenti fuggirono in Europa. Said Ramadan, segretario di Hassan al Banna e suo genero (e padre del famoso Tariq Ramadan) , si stabilì a Ginevra , dove fondò il potente centro islamico e da dove poi operò per la creazione della prima moschea europea a Monaco di Baviera (aperta nel 1973 su richiesta di alcuni ex-soldati musulmani che avevano prestato servizio nelle truppo delle SS) e per la creazione della Comunità islamica della Germania. In queste opere fu aiutato dal siriano Ali Ghaleb Himmat socio d’affari dell’egiziano Yussef Nada, autodefinitosi una sorta di ministro delle finanze all’estero dei Fratelli musulmani. I due soci aprirono a Lugano la banca al Taqwa, che nel 2001 venne chiusa su richiesta del Consiglio di sicurezza dell’ONU in quanto a torto o a ragione sospettata di finanziare attività terroristiche (in particolare Hamas e al Qaida) . Uno dei principali azionisti della banca sarebbe stato Youssef al Qaradawi, noto antisemita , eminenza grigia dei Fratelli musulmani in Europa e attuale presidente del Consiglio europeo della fatwa e della ricerca, l’organo degli islamisti che stabilisce cosa è lecito e cosa non è lecito nell’islam (ovviamente in chiave integralista). Fu verso gli inizi degli anni ’90 che Ali Ghaleb Himmat ed altri fondarono a Lugano la Comunità islamica ticinese, che a partire dal 2004 fu poi presieduta dallo stesso. Mi sembra di aver fatto un bel quadretto della situazione, tanto per dimostrare che il Ticino e la Svizzera non sono un’oasi felice nel mezzo di un’Europa che si tinge sempre di più del verde degli islamisti. Ho letto da qualche parte che su circa 6’000 musulmani che erano presenti in Ticino nel 2000, solo circa 600 frequentano con una certa regolarità le moschee, ciò che rappresenta già un indizio di integralismo visto che a frequentare le moschee in Europa – che son quasi tutte nelle mani dei Fratelli musulmani e dei salafiti e che vengono spesso e volentieri utilizzate per predicare l’odio verso l’occidente e per reclutare kamikaze e jihaddisti da inviare a combattere dove l’islam è in guerra. Intendiamoci essere integralisti non significa ancora essere violenti o terroristi, ma di certo è in questi ambienti che si crea l’humus ideale da cui poi il fanatismo religioso può nascere e svilupparsi. La Svizzera non è certo al riparo da atti di terrorismo, e anzi penso che fra gli obiettivi europei più ghiotti per i terroristi , oltre alle dighe, alle centrali atomiche, ai treni ad alta velocità, e alle stazioni ferroviarie, vi siano proprio le due gallerie (ferroviaria e autostradale) del San Gottardo, perché la loro messa fuori servizio manderebbe in tilt il traffico nord-sud . E’ solo questione di tempo ma prima o poi il terrorismo tornerà a colpire in Europa con azioni spettacolari. E a quel momento l’islamofobia diverrà razzismo e darà origine a rappresaglie e a guerre civili che metteranno in pericolo la stabilità in Europa . E a quel momento scopriremo che non è facile combattere un “nemico” che è ormai dentro e dietro le nostre linee e che ha potuto crescere e radicarsi anche e soprattutto grazie alla cecità di molti governi, di molti politici, che non hanno capito per tempo gli obiettivi della strategia descritta nel libro “La Conquête de l’Occident” da Sylvain Besson, giornalista presso il giornale romando Le Temps (una strategia fra l’altro rivelata da documenti trovati nella casa di Yusef Nada, a Campione d’Italia, durante una perquisizione della polizia italiana e svizzera nel 2001). E’già tutto scritto da un pezzo, insomma, basta saper leggere e voler capire… Lei crede che l’islam “normale” (non fanatico, non violento) costituisca un pericolo? E, se sì, in che senso? GG L’islam che taluni definiscono moderato di per sé non costituisce un pericolo, se resta moderato. Ma per l’appunto la strategia degli islamisti consiste nell’impedire a tutti i costi l’integrazione di questi musulmani, perché sennò sarebbero persi alla loro causa di conquista dell’Europa. Ecco perché essi hanno creato una rete di moschee e di centri cosiddetti culturali che hanno invece come obiettivo quello di riconvertire all’islamismo il maggior numero possibile di musulmani, nonché di convertire chi musulmano non è (ho letto che in Francia sono almeno 50’000 i convertiti). Un’altra tattica consiste nel concentrare la presenza dei musulmani in alcuni quartieri o in alcune città, creando così delle “zone islamiche” in cui sia più facile applicare le regole della sharia e in cui sia più facile controllare e riprendere chi non rispetta queste regole (penso ad esempio alle donne che non portano il velo o a chi non rispetta il Ramadan) . E intanto gli islamisti hanno creato una fitta rete di associazioni, tutte in loro mani, che usano per far credere ( a torto) agli occidentali che i loro responsabili siano i rappresentanti di tutta la comunità islamica, in modo da essere consultati dai politici e intervistati dai giornalisti per ogni questione concernente l’Islam, finendo così per accrescere la loro influenza su tutti i musulmani. http://www.ticinolive.ch/2013/08/31/liniziativa-e-farina-del-mio-sacco-intervista-al-celebre-guastafeste-al-secolo-giorgio-ghiringhelli/
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“La Conquête de l’Occident” da Sylvain Besson, giornalista presso il giornale romando Le Temps (una strategia fra l’altro rivelata da documenti trovati nella casa di Yusef Nada, a Campione d’Italia, durante una perquisizione della polizia italiana e svizzera nel 2001). E’già tutto scritto da un pezzo, insomma, basta saper leggere e voler capire… Lei crede che l’islam “normale” (non fanatico, non violento) costituisca un pericolo? E, se sì, in che senso? GG L’islam che taluni definiscono moderato di per sé non costituisce un pericolo, se resta moderato. Ma per l’appunto la strategia degli islamisti consiste nell’impedire a tutti i costi l’integrazione di questi musulmani, perché sennò sarebbero persi alla loro causa di conquista dell’Europa. Ecco perché essi hanno creato una rete di moschee e di centri cosiddetti culturali che hanno invece come obiettivo quello di riconvertire all’islamismo il maggior numero possibile di musulmani, nonché di convertire chi musulmano non è (ho letto che in Francia sono almeno 50’000 i convertiti). Un’altra tattica consiste nel concentrare la presenza dei musulmani in alcuni quartieri o in alcune città, creando così delle “zone islamiche” in cui sia più facile applicare le regole della sharia e in cui sia più facile controllare e riprendere chi non rispetta queste regole (penso ad esempio alle donne che non portano il velo o a chi non rispetta il Ramadan) . E intanto gli islamisti hanno creato una fitta rete di associazioni, tutte in loro mani, che usano per far credere ( a torto) agli occidentali che i loro responsabili siano i rappresentanti di tutta la comunità islamica, in modo da essere consultati dai politici e intervistati dai giornalisti per ogni questione concernente l’Islam, finendo così per accrescere la loro influenza su tutti i musulmani. Ecco, se queste strategie vanno avanti senza che nessuno intervenga, allora un giorno quei 40-50 milioni di musulmani moderati che ora non creano problemi ma che non hanno il coraggio e la forza di opporsi agli islamisti, potrebbero – loro o i loro figli – rappresentare un grosso problema Lei pensa che il Ticino, dopo un’eventuale vittoria dell’iniziativa, possa essere messo alla berlina (siamo abituati a queste cose!), biasimato, attaccato? GG Non credo. Del resto il divieto del burqa è stato introdotto in Francia e in Belgio senza alcuna ripercussione. In Francia poi dal 2004 c’è un divieto nelle scuole di indossare vestiti ostentatamente religiosi ( fra cui il velo islamico) e anche questo provvedimento – che fra l’altro è stato legittimato pure da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo – è stato “digerito”. Del resto, come detto, il burqa non c’entra nulla con la religione e non si vede perché mai qualcuno dovrebbe prendersela con il Ticino. Semmai spiace constatare che nessuna organizzazione islamica presente in Ticino, nessun imam, nessun presidente delle due associazioni musulmane (la Comunità islamica ticinese e la Lega dei musulmani del Ticino) abbia colto l’occasione per schierarsi contro il burqa. Per me questo è già un evidente segno di integralismo, un silenzio che non depone certo a favore di chi ufficialmente dice di voler operare per aiutare i musulmani a integrarsi e poi invece agisce in senso opposto. Termino questa intervista su una nota problematica di inquietudine. Burqa o non burqa, iniziativa o non iniziativa, l’Europa ospita oggi una percentuale elevata, e sempre crescente, di musulmani. Dobbiamo sentirci minacciati (nella nostra identità, nella nostra cultura, nelle nostre leggi, al limite nella nostra sicurezza e nella nostra vita)? O il fatto di sentirsi minacciati è… politicamente scorretto? GG Penso che la crescente islamizzazione dell’Europa sia da paragonare a una vera e propria colonizzazione in senso inverso a quella fatta per decenni dagli europei nel Nord Africa. Nel 1974 il politico algerino Boumedien , parlando all’assemblea dell’ONU, profetizzò che un giorno milioni di persone si sarebbero spostate dall’emisfero sud a quello nord, e non certo con intenzioni pacifiche, e che la conquista di questi territori sarebbe avvenuta con i ventri delle loro donne. E’ quel che sta avvenendo. Ho già spiegato sopra che se gli islamisti non saranno fermati , prima o poi si arriverà a uno scontro di religioni e di civiltà. Direi che non solo è lecito bensì è doveroso per un cittadino amante della democrazia e delle sue libertà sentirsi minacciati in tutti i sensi da un’ideologia che vorrebbe imporre a tutti la sharia, con quel che segue. Qualcuno dirà che questa è islamofobia e che io sono un islamofobo. E io risponderò che se essere islamofobo vuol dire aver paura di un’ideologia totalitaria, violenta, razzista, sessista, misogina, cristianofoba, ebreofoba e omofoba, ebbene allora per me è un vanto essere considerato un islamofobo . E so anche che prima o poi la Storia mi darà ragione. Non ho la ricetta per invertire questa situazione, che secondo me è ormai quasi irreversibile. Forse bisognerebbe mettere un freno all’immigrazione musulmana, dando magari più spazio a quei cristiani che nei Paesi islamici sono perseguitati. O forse si dovrebbe avere il coraggio di riconoscere – come avvenuto in Egitto – che i Fratelli musulmani ( e aggiungerei anche i salafiti, che sono ancor più estremisti ) costituiscono un pericolo per la democrazia e per lo Stato e quindi agire di conseguenza, cioé rispedire i più esagitati ai loro Paesi e negare agli altri la libertà di associazione (e dunque impedirgli di fare propaganda e di gestire moschee e centri islamici di qualsiasi tipo). Dopotutto dal 1848 al 1973 nella Costituzione svizzera vi era un divieto di residenza per i gesuiti e un divieto di aprire conventi o di riaprire quelli chiusi in precedenza. Tale divieto era stato motivato con la necessità di mantenere la pace religiosa, messa in pericolo dalle critiche che i gesuiti muovevano verso lo Stato. E quando nel 1973 si trattò di abrogare quell’articolo che penalizzava i cattolici, i voti favorevoli furono circa 790’000 e quelli contrari furono ben 650’000 (!). Mi sembra che il pericolo determinato dagli islamisti, sia di gran lunga superiore a quello costituito a suo tempo dai gesuiti. O no ? Del resto anche in Germania e in Italia sono stati posti dei “freni costituzionali ” per impedire il ritorno del nazismo e del fascismo, e basterebbe capire che l’islamismo – come sostiene fra l’altro il politologo francese Alexandre del Valle – è la nuova ideologia totalitaria che in Europa sta prendendo il posto delle ideologie totalitarie del passato. Se la Storia ci ha insegnato qualcosa, dal Patto di Monaco in poi, sarebbe meglio non rifare gli stessi errori e reagire subito con fermezza onde evitare guai molto ma molto più seri. http://www.ticinolive.ch/2013/08/31/liniziativa-e-farina-del-mio-sacco-intervista-al-celebre-guastafeste-al-secolo-giorgio-ghiringhelli/
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Gregorio III, patriarca dei cattolici siriani: “I terroristi islamici sono peggio delle armi chimiche” 04/09/2013 13:24:45 di Enrique Serbeto Gregorio III, patriarca dei cattolici siriani: “I terroristi islamici sono peggio delle armi chimiche” (www.abc.es) - Pochi mesi fa, Sua Beatitudine Gregorio III, Patriarca della Chiesa greco- melchita e presidente dell'Assemblea della gerarchia cattolica in Siria, ha visitato il Parlamento Europeo, quando l'Ue stava decidendo se dare armi all'opposizione, pregando i responsabili europei di non sostenere chi sta dalla parte della violenza. Poi ha detto agli eurodeputati che “armare i ribelli è suicida, perché nessuno può vincere questa guerra”. Ora che incombe sopra il Paese un possibile intervento americano, ha accettato di rispondere a queste domande per iscritto. Il presidente Obama ritiene che sia necessario intervenire in Siria. “La tragica situazione in Siria prova che bisogna dare la priorità a una soluzione diplomatica al più presto. E' legittimo occuparsi di cercare la responsabilità di uno o dell'altro per i massacri o l'uso di armi chimiche, ma questo deve essere fatto dopo. Quindi voglio aggiungere la mia voce a tutte le chiese e le organizzazioni cristiane in Medio Oriente, così come quello di Sua Santità Papa Francesco, per esprimere il nostro rifiuto di ogni attacco o un intervento straniero in Siria”. Non crede che potrebbe aiutare a porre fine alla guerra? “La nostra più ferma convinzione è che non è possibile la vittoria, né con la forza né con la violenza. La violenza genera solo altra violenza. Le armi portano più armi. Le parti in conflitto continueranno a combattere fino a quando si raggiungerà il più amaro dei risultati. Ci sono troppe armi qui”. Come si spiega l'uso di armi chimiche? “Mi sono chiesto come sia stato possibile andare oltre la 'linea rossa' del pericolo di usare armi chimiche. La risposta è che gli Stati di Oriente e Occidente hanno continuato a inviare armi, denaro, soldati, membri dei servizi segreti, banditi criminali, fondamentalisti salafiti, che sono caduti in Siria come un'inondazione distruttiva. Tutto questo è molto più pericoloso di armi chimiche, che anche noi , ovviamente, rifiutiamo assolutamente e in ogni caso”. C'è un'altra opzione ? “Aver scelto la guerra ha ucciso 100.000 persone e la fuga di otto milioni di euro, un trauma terribile per due milioni di bambini, la rovina della scuola, dell'università e del futuro di milioni di studenti, la distruzione di migliaia di case, in aggiunta alla distruzione delle infrastrutture, il caos e l'aggravamento del conflitto etnico tra i figli dello stesso Paese, a volte i membri della stessa famiglia”. Cosa si può fare? “Spero che la comunità internazionale possa organizzare una campagna globale per forzare seriamente la celebrazione della riunione di "Ginevra 2" . Contrariamente alle chiamate alle armi e gli interventi militari, desideriamo vedere in tutto il mondo una predisposizione al dialogo, la riconciliazione basata sulla solidarietà umana e finalmente la pace”. (Traduzione dallo spagnolo di Francesco Maria D'Aquino) http://www.abc.es/internacional/20130902/abci-gregorio-salfistas-malos-201309012129.html#.UiT9d6VOLa0.twitter
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I ribelli ammettono: le armi chimiche le abbiamo usate noi 04/09/2013 21:26:42 di Angelo Iervolino I ribelli ammettono: le armi chimiche le abbiamo usate noi I ribelli siriani del sobborgo di Ghouta aDamasco, collegati ai jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), hanno ammesso al corrispondente Dale Gavlak che lavora anche perAssociated Press che sono loro i responsabili per l’incidente con armi chimiche della scorsa settimana, che le potenze occidentali hanno attribuito alle forze Siriane di Bashar al-Assad, rivelando che le vittime sono state il risultato di un incidente causato dai ribelli che non sapevano usare le armi chimiche fornite loro dalla Arabia Saudita. Dalle numerose interviste con medici, residenti a Ghouta, combattenti ribelli e le loro famiglie, molti credono che alcuni ribelli hanno ricevuto armi chimiche tramite il capo dell’intelligence saudita, il principe Bandar bin Sultan, e sono stati responsabili per l’esecuzione dell’attacco gas (mortale), scrive Gavlak. I ribelli hanno detto a Gavlak che essi non sono stati adeguatamente addestrati su come gestire le armi chimiche persino non sapevano cosa fosse stato loro consegnato. Sembra che le armi inizialmente dovevano essere consegnate adAl Qaeda mediante la propaggine di Jabhat al-Nusra. “Eravamo molto curiosi di queste armi, e purtroppo, alcuni dei combattenti hanno gestito le armi in modo improprio e si è scatenata un’esplosioni per errore.” riferisce un militante di nome ‘J’ , sempre secondo il giornalista Gavlak. Le sue affermazioni sono condivise da un altro combattente donna di nome ‘K’, che ha detto a Gavlak, “Loro non ci ha detto quello che queste armi erano o come usarle. Non sapevamo che erano armi chimiche. Non avremmo mai immaginato che erano armi chimiche.” Abu Abdel-Moneim, il padre di un ribelli, ha anche detto a Gavlak, “Mio figlio è venuto da me due settimane fa per chiedere che cosa pensassi delle armi che gli erano state consegnate per portarle ad altri combattenti”, descrivendoli come un’arma con ”tubo-come struttura “, mentre altri erano come una “bottiglia di gas enorme”. Il padre chiama il militante saudita che ha fornito le armi come Abu Ayesha. Secondo Abdel-Moneim, le armi sono esplose all’interno di un tunnel, uccidendo 12 ribelli. “Più di una dozzina di ribelli intervistati hanno riferito che i loro stipendi venivano dal governo saudita”, scrive Gavlak. Se confermate, queste informazioni potrebbero fermare completamente la corsa degli Stati Uniti d’America verso un attacco diretto alla Siria che è stata fondata sulla giustificazione che Assad era dietro l’attacco di armi chimiche. La credibilità di Dale Gavlak è molto impressionante. E’ stato corrispondente dal Medio Oriente per l’Associated Press per due decenni e ha lavorato anche per la National Public Radio (NPR) e ha scritto anche articoli per la BBC News. Il sito sul quale è apparsa la notizia originariamente è il MintPress News: http://www.mintpressnews.com/witnesses-of-gas-attack-say-saudis-supplied-rebels-with-chemical-weapons/168135/ Quindi la notizia sembra veritiera, visto che i media turchi hanno annunciato che le forze di sicurezza turche durante una perquisizione in casa di militanti jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), hanno trovato una bombola da 2 kg con gas sarin, che stava per essere utilizzato per una bomba, il gruppo di terroristi di al-Qaeda arrestati fanno parte dello stesso gruppo che Gavlak cita nella sua intervista, ossia i jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), quindi il collegamento è evidente. Le forze speciali turche anti-terrorismo hanno arrestato 12 sospetti membri di Jabhat al-Nusra, il gruppo affiliato di al-Qaeda, che è stato soprannominato “il braccio più aggressivo dei ribelli siriani”. Il gruppo è stato designato un’organizzazione terrorista dagli Stati Uniti d’America nel dicembre 2012. La polizia ha anche riferito che è stato trovato un deposito di armi, documenti e dati digitali che saranno controllati dalla polizia. Il gas sarin è stato trovato nelle case dei sospetti islamisti siriani nelle province meridionali di Adana e Mersia a seguito di una ricerca da parte della polizia turca e presumibilmente sarebbe stato utilizzato per effettuare un attentato nella città di Adana, nella Turchia meridionale. Ora Erdogan ancora sarà deciso ad attaccare la Siria? (traduzione inglese-italiano google) http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/1104 Fonti: http://www.infowars.com/rebels-admit-responsibility-for-chemical-weapons-attack/ http://www.imolaoggi.it/2013/08/30/turchia-polizia-trova-gas-sarin-in-casa-di-ribelli-siriani/
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Siria, ribelli: «Abbiamo fatto esplodere noi per sbaglio le armi chimiche». Il reportage che nessuno cita 04/09/2013 21:38:01 di www.tempi.it / Siria, ribelli: «Abbiamo fatto esplodere noi per sbaglio le armi chimiche». Il reportage che nessuno cita In Siria, a Ghouta, sono esplose armi chimiche ma secondo ribelli locali non è stato il dittatore Bashar al-Assad ad utilizzarle ma i ribelli stessi, per errore. La notizia è contenuta in un reportage pubblicato lo scorso 29 agosto su Mint Press News, che non è stato ripreso dai quotidiani italiani, firmato da Dale Gavlak (che dalla Giordania collabora da anni con Associated Press) e Yahya Ababneh, che ha condotto interviste e ricerche sul campo in Siria. Interviste che hanno dell’incredibile (e suscitano qualche sospetto) dal momento che le dichiarazioni dei ribelli contenute vanno contro il loro stesso interesse, scagionando di fatto Assad. «UN QUADRO MOLTO DIVERSO». «Da numerose interviste con dottori, residenti di Ghouta, ribelli e le loro famiglie, emerge un quadro molto diverso» rispetto a quello prospettato da Barack Obama, Regno Unito e Francia, secondo cui Assad avrebbe ucciso con un attacco a base di armi chimiche il 21 agosto tra le 355 e le 1700 persone a Ghouta, un sobborgo della capitale Damasco. Il reportage cita l’intervista a Abu Abdel-Moneim, padre di un combattente ribelle: «Mio figlio è venuto da me due settimane fa chiedendomi se sapevo che armi fossero quelle che gli avevano chiesto di trasportare», armi«con una struttura a forma di tubo» e altre simili a «grandi bombole di gas». ARMI CHIMICHE USATE DAI RIBELLI. Abdel-Moneim rivela che suo figlio insieme ad altri 12 ribelli è morto per i gas chimici in un tunnel dove erano soliti stoccare le armi che un militante dell’Arabia Saudita, che guida una fazione ribelle, portava da Riyad. Un’altra combattente ribelle, soprannominata solo “K” per non farsi identificare, afferma: «[I sauditi] non ci avevano detto che cos’erano queste armi o come usarle. Non sapevamo fossero armi chimiche, non potevamo neanche immaginarlo». Secondo un altro ribelle di Ghouta, “J”, «queste armi hanno subito destato la nostra curiosità. Sfortunatamente, alcuni dei combattenti le hanno maneggiate con leggerezza e le hanno fatte esplodere». RUOLO DELL’ARABIA SAUDITA. Secondo i reporter, dunque, delle armi chimiche sono effettivamente esplose in Siria ma non per mano del regime di Assad, bensì per mano dei ribelli, che le hanno ottenute dall’Arabia Saudita. «Oltre una dozzina di ribelli intervistati ci ha detto di essere stipendiato dal governo saudita», continua l’articolo. «CHI HA USATO LE ARMI?». Dopo una disamina attenta del coinvolgimento a fianco dei ribelli dell’Arabia Saudita nel conflitto siriano, l’articolo riprende, condividendola, anche una considerazione di Peter Oborne per il Daily Telegraph: «Gli unici che hanno tratto benefici dalle atrocità sono stati i ribelli, che stavano perdendo la guerra e che ora hanno l’America e la Gran Bretagna pronte a intervenire al loro fianco. Mentre sembrano esserci pochi dubbi che le armi chimiche siano state usate, non è ancora certo chi le abbia usate. È importante ricordare che Assad è già stato accusato in precedenza di aver usato gas velenoso contro i civili. Ma allora, Carla del Ponte, commissario delle Nazioni Unite in Siria, ha concluso che i ribelli, non Assad, erano probabilmente responsabili». http://www.tempi.it/siria-ribelli-armi-chimiche-ghouta-reportage#.UieL7za-2Cd
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Philip Giraldi, ex agente della Cia: la strage di civili siriani con armi chimiche è opera dei ribelli islamici 04/09/2013 21:44:07 di www.ilsussidiario.net/ / Philip Giraldi, ex agente della Cia: la strage di civili siriani con armi chimiche è opera dei ribelli islamici “La strage di civili siriani con le armi chimiche non è stata perpetrata da Assad ma dai ribelli, con lo scopo di provocare un intervento militare da parte di Stati Uniti e Francia”. E’ la denuncia di Philip Giraldi, un ex agente segreto ed esperto di terrorismo della CIA. Dopo avere rassegnato le dimissioni dall’intelligence Usa, Giraldi è diventato direttore esecutivo del think tank Council for the National Interest e ha smascherato le bugie della Casa Bianca sul presunto utilizzo di uranio per fini bellici da parte di Saddam Hussein e dell’Iran. Anche in questo caso, per Giraldi l’ipotesi di un utilizzo di armi chimiche da parte di Damasco è del tutto inverosimile, ma “gli Stati Uniti accettano questa versione dei fatti perché fa loro comodo, in quanto consente loro di aumentare la pressione nei confronti di Assad. Il passo successivo sarà una serie di attacchi mirati contro le basi aeree del governo di Damasco”. Perché è così convinto del fatto che a usare le armi chimiche non sia stato Assad ma i ribelli? Il governo siriano non aveva alcuna motivazione a usare le armi chimiche, soprattutto nei confronti della popolazione civile, mentre i ribelli avevano numerose ragioni per farlo. Sono quindi convinto che i responsabili del loro utilizzo siano stati proprio i ribelli. Il governo siriano in questo momento sta vincendo la guerra e quindi non ha alcun bisogno di ricorrere ad arsenali non convenzionali. Quale interesse avrebbero invece i ribelli? I ribelli potrebbero essere mossi dall’intenzione di dimostrare al mondo che il governo siriano sta utilizzando armi di distruzione di massa, proprio con lo scopo di provocare un intervento di Stati Uniti e Francia. In questo momento del resto i ribelli sono l’unica fonte d’informazione che affermi che Assad avrebbe usato le armi chimiche, e ciò rende ancora più evidente il fatto che la notizia è falsa in quanto tale. Quale delle diverse componenti dei ribelli siriani sarebbe responsabile dell’utilizzo di armi chimiche? Difficile dirlo, anche se è probabile che si sia trattato di uno dei gruppi più radicali. E’ noto che il regime siriano dispone di arsenali di armi chimiche. Nell’ipotesi in cui a utilizzarle siano stati i ribelli, come avrebbero fatto a impossessarsene? I ribelli hanno catturato diverse basi militari e potrebbero essere riusciti a impadronirsi anche delle armi chimiche al loro interno. Ma comunque non è molto difficile produrre questo tipo di arsenali. Basta disporre di determinate sostanze chimiche e mescolarle per ricavarne le armi. Nel 1995 un gruppo terroristico giapponese chiamato Aum Shinrikyo preparò un concentrato di Sarin e lo utilizzò per attaccare la metropolitana di Tokyo. Non è quindi improbabile che gli stessi ribelli siriani abbiano prodotto autonomamente delle armi chimiche per poi utilizzarle contro i civili. Quindi lei esclude l’ipotesi che le armi chimiche provenissero da altri Paesi? Le armi chimiche potrebbero venire da qualunque parte del mondo. La Siria ha diverse frontiere aperte, e le sostanze utilizzate potrebbero arrivare dalla Giordania, dall’Iraq o dalla Turchia. Chi c’è invece dietro l’attacco di ieri contro il team dell’Onu in Siria? Anche in questo caso il governo siriano non avrebbe avuto alcun motivo per utilizzare i cecchini contro gli ispettori Onu. Damasco ha chiesto esplicitamente che le Nazioni Unite si recassero in Siria per controllare quanto stava avvenendo, in modo da chiarire una volta per tutte la questione delle armi chimiche. Il mio sospetto è quindi che a sparare siano stati i ribelli per mettere Assad in cattiva luce. Perché allora gli Stati Uniti sono così certi del fatto che a usare le armi chimiche sia stato Assad? Gli Stati Uniti accettano questa versione dei fatti perché fa loro comodo, in quanto consente loro di aumentare la pressione nei confronti di Assad. A prescindere dalla soluzione che sarà adottata da parte di Washington, Obama ha bisogno di tenere aperte tutte le opzioni. Alla fine secondo lei che cosa farà il presidente Usa? In questo momento è difficile prevederlo con esattezza. Credo però che compirà una serie di attacchi contro l’Aeronautica Militare di Assad in modo da favorire i ribelli. (Pietro Vernizzi) http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2013/8/27/SIRIA-L-ex-agente-Cia-le-bugie-sulle-armi-chimiche-servono-a-preparare-l-intervento-Usa/422048/
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Patriarca di Gerusalemme: la guerra rafforzerà i terroristi islamici di tutto il mondo 05/09/2013 10:44:53 di Maria Laura Conte e Martino Diez Patriarca di Gerusalemme: la guerra rafforzerà i terroristi islamici di tutto il mondo (www.repubblica.it) - "Stiamo andando contro corrente. È una fatica costante, ma lo richiede la ricerca della verità". Mons. Fouad Twal, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, è ad Amman per l'incontro tra i capi e i rappresentanti delle Chiese d'Oriente, convocato dal re di Giordania per riflettere sulle sfide che i cristiani arabi affrontano oggi e che sono motivo di grave preoccupazione anche per Abdullah II. "L'emergenza è correggere il discorso religioso di tanti imam che dalle moschee chiamano alla violenza contro i non musulmani. Poi occorre modificare le Costituzioni di alcuni Paesi che non riconoscono ai cristiani gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Intanto il Medio Oriente si svuota dei cristiani, che emigrano continuamente. "Noi cristiani siamo un po' viziati: al primo rischio facilmente prepariamo le valigie perché sappiamo che troveremo accoglienza nei Paesi occidentali. E certo ci incoraggia il fatto che altri cristiani siano riusciti economicamente nella diaspora. Ma io ribadisco che se questa terra del Medio Oriente ci è davvero cara, lo deve essere nel bene e nel male". L'arcivescovo palestinese partecipa in Giordania all'incontro tra capi e rappresentanti delle Chiese d'Oriente. Il fondamentalismo e la persecuzione dei cristiani, la crisi israelo-palestinese mai davvero affrontata. E i venti di guerra in Siria, con il rischio di un post-conflitto ancor più esplosivo Come vede da Gerusalemme il conflitto interno ai musulmani che dilania il Medio Oriente? "È un dolore grande. Siamo drammaticamente preoccupati per la minaccia americana di bombardare la Siria. I vescovi siriani sottolineano tutti come la persecuzione dei cristiani da parte dei ribelli sia un fatto. Ma a questo dolore se ne aggiunge per me un altro. Il focus dell'attenzione si è spostato. Non c'è più nessuno che parli dell'occupazione militare israeliana, del muro, della mancata libertà di accesso ai luoghi santi. Eppure la nostra situazione non è migliorata, semplicemente da eccezionale è diventata normale". In questi ultimi mesi il segretario di Stato americano ha cercato di avviare nuovamente i colloqui di pace. Ma su cosa si vuol fondare questo dialogo e un'eventuale intesa? "Poco tempo fa ho incontrato il re Abdullah ed era ottimista. Ritiene che se non si raggiungerà l'accordo durante questo mandato di Obama, non ci sarà mai più. Vorrei ribadire però che il dialogo non è uno scopo in se stesso, ma un mezzo per avviare una soluzione". La soluzione dei due Stati, che la Santa Sede ha sempre sostenuto, sembra divenuta impossibile a causa dei nuovi insediamenti. Alcuni perciò propongono piuttosto un unico stato. Che ne pensa? "Non direi che l'ipotesi dei due Stati sia superata. Diciamo a Israele: se volete due stati, date lo spazio per farli. Altrimenti facciamo un unico Stato democratico. Certo, con il rischio che nel giro di qualche anno il presidente sia un palestinese. Ma a me sembra che il governo israeliano preferisca gestire il conflitto più che risolverlo". La situazione in Siria può fare esplodere questa "gestione" di Israele? "Gli israeliani hanno paura di Assad, ma hanno più paura di quello che viene dopo. Sono sicuro". Per la vicina Siria, quali scenari vede? "È un'illusione pensare che il programma americano di attacchi mirati funzioni chirurgicamente. La guerra darà più forza ai mercenari jihadisti e salafiti. Quindi ripeto il mio "no alla guerra" ma sì a una soluzione politica. Nei Paesi arabi quello che fa cadere un governo non sono di solito i ribelli, ma l'esercito. Finora ci sono stati 100.000 morti, senza contare le migliaia di rifugiati, per cambiare un capo che è ancora in buona salute". Gerusalemme resta sempre il cuore della vicenda storica. "La Gerusalemme che conosco è ora una Gerusalemme che unisce tutti i credenti del mondo e al tempo stesso li divide. È una città di contraddizione. Ma la pace la vedrà forse il mio successore. Non io". http://www.repubblica.it/esteri/2013/09/04/news/intervista_twal-65896592/?ref=HRER3-1
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quì c'è l'elenco di tutti quelli che hanno aderito all'invito del PAPA.... ma i sauditi hanno detto al PAPA "fottiti!" All'appello del Papa per la Siria aderisce il Gran Mufti sunnita siriano leale ad Assad
05/09/2013 14:02:29 di www.avvenire.it .
 Un digiuno da spiegare ai bambini, un pranzo fatto di poco cibo e molte parole da condividere con i nonni: a chiederli è mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in una lettera indirizzata a tutte le famiglie per la giornata di preghiera e di digiuno.
http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/adesioni-chiese-al-digiuno-e-preghiera-pace-in-siria.aspx
http://www.magdicristianoallam.it/no-islam/all-appello-del-papa-per-la-siria-aderisce-il-gran-mufti-sunnita-siriano-leale-ad-assad.html
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Quirico e Piccinin erano prigionieri dei terroristi islamici: siamo stati torturati e abbiamo subìto due finte esecuzioni 09/09/2013 15:22:19 di Alberto Negri Quirico e Piccinin erano prigionieri dei terroristi islamici: siamo stati torturati e abbiamo subìto due finte esecuzioni (ilsole24ore.com) - Durante i cinque mesi di prigionia, Domenico Quirico è stato vittima anche di «due finte esecuzioni». A raccontarlo a "Le Soir" è Pierre Piccinin, l'insegnante 40enne autore di alcuni libri sulla Siria, rilasciato ieri insieme all'inviato della "Stampa" e arrivato a Bruxelles questa mattina. «Sto bene, malgrado le prove subite - ha detto - Il mio amico Domenico è un pò più provato, ma ha 62 anni, comunque è uno sportivo che ha fatto delle maratone. E' stata dura, ha anche subito due false esecuzioni con una pistola». Domenico Quirico e Pierre Piccinin, sequestrati in Siria ad aprile e liberati ieri, hanno subito «violenze fisiche molto dure» durante la detenzione, definita «un'odissea terrificante attraverso tutta la Siria». Sono stati vittime di umiliazioni e bullismo. «Fisicamente va, malgrado tutte le torture che abbiamo subito, Domenico ed io», ha dichiarato questa mattina Pierre Piccinin all'emittente radiofonica Bel RTL, qualche ora dopo il suo arrivo in Belgio. «Venivamo trasferiti in molti posti. A trattenerci non è stato sempre lo stesso gruppo, c'erano gruppi molto violenti, molto anti-occidentali e islamisti anti-cristiani. Abbiamo cercato di scappare due volte. Una volta, approfittando della preghiera, ci siamo impossessati di due kalashnikov e per due giorni abbiamo corso per la campagna prima di essere ripresi ed essere puniti molto gravemente per il tentativo di fuga», ha raccontato il professore di storia di un liceo di Philippeville, nel sud del Belgio. Secondo Piccinin, la rivoluzione siriana ha «conosciuto una evoluzione molto importante da otto mesi siamo di fronte a onde islamiste o di brigantaggio di alcuni gruppi che ricattano i territori. Penso che sia diventato molto pericoloso per gli occidentali addentrarsi ancora in Siria nelle condizioni attuali di una rivoluzione che è in pieno disfacimento e si trasforma in qualcos'altro». Dopo cinque mesi finisce l'incubo di Domenico Quirico, l'inviato della Stampa sparito sul fronte dell'inferno siriano il 9 aprile scorso. La notizia della sua liberazione, attesa dopo settimane sospese fra paure, segnali di speranza e cautele, é arrivata da fonti del governo italiano mentre il giornalista era già a bordo di un aereo sulla via del ritorno in Italia, in volo verso l'aeroporto romano di Ciampino, accolto poco dopo la mezzanotte dal ministro degli Esteri, Emma Bonino. Quirico, apparso stanco ma in buone condizioni di salute, ha raccontato di non essere stato trattato bene e di avere avuto paura durante tutti questi mesi di prigionia. «Chiedo scusa per avervi fatto preoccupare, ma questo e' il mio giornalismo». Queste le prime parole di Quirico al direttore della Stampa Mario Calabresi, riferite dallo stesso direttore in un tweet. «Cinque mesi sono lunghi ma ce l'ho fatta, come ho detto a qualcuno mi sembra di essere stato su Marte, adesso sono tornato sulla terra e ho appreso alcune notizie di come si è evoluto il mondo, ma devo lavorare per ritrovare. E' stata una terribile esperienza ma una grande esperienza. Chiedo scusa - ha aggiunto Quirico a Calabresi - ma tu sai qual e' la mia idea di giornalismo di andare dove la gente soffre ogni tanto tocca soffrire come loro. Questa storia mi ha insegnato alcune cose «Una magnifica notizia», ha esclamato il direttore del quotidiano torinese, Mario Calabresi, confermando di essere stato informato direttamente dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, e dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, e che anche la famiglia di Quirico - la moglie e le due figlie Metella ed Eleonora - protagoniste il primo giugno di un toccante appello per la liberazione del padre - erano state avvertite. «Siamo emozionate e felici. Lo aspettiamo a casa e non vediamo l'ora di abbracciarlo», ha detto all'Ansa Eleonora. Un epilogo felice, che era parso più volte a un passo, specialmente dopo che il 6 giugno si era appreso di una breve telefonata del giornalista alla moglie Giulietta dal luogo di prigionia. E che tuttavia continuava a essere appeso a un filo, mentre sulla Siria incombevano ormai anche i venti di una possibile azione militare guidata dagli Stati Uniti, dopo le denunce sull'uso di armi chimiche attribuito al regime del presidente Bashar al-Assad. Il rilascio si colora dei toni di una gioia senza ombre. In libertà torna anche Pier Piccinin, il cittadino belga rapito con lui. «La speranza non era mai venuta meno», esulta il premier Letta nel primo commento da Palazzo Chigi, mentre una nota del Quirinale elogia il ministero degli Esteri e i servizi. «La notizia della liberazione di Domenico Quirico mi riempie di grande gioia e di soddisfazione. Il mio pensiero va prima di tutto ai parenti che potranno finalmente riabbracciare Quirico dopo tanti mesi e numerosi momenti di ansia», fa eco Emma Bonino. L'odissea di Domenico Quirico - 62 anni, grande esperienza sul terreno dell'informazione internazionale e già vittima di un sequestro lampo nel 2011 in Libia con altri tre colleghi italiani - era cominciata ad aprile di quest'anno mentre l'inviato della Stampa cercava di raggiungere Homs, città martire della rivolta anti-Assad, provenendo dalla frontiera libanese per la sua quarta missione di testimone della feroce guerra civile in Siria. Un'ultima telefonata, il giorno 9, poi se ne erano perse le tracce. Per oltre venti giorni, i familiari e La Stampa - su raccomandazione delle autorità e al fine di non pregiudicare possibili contatti - avevano mantenuto il più stretto riserbo. Ma il 30, di fronte all'iniziale vuoto d'informazioni, il giornale aveva reso noto l'accaduto. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-08/finito-incubo-domenico-quirico-223631.shtml?uuid=Abdq0eUI
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LA VERITA' SULLE ARMI CHIMICHE IN SIRIA - Per Piccinin, arrestato e rilasciato con Quirico, sono stati i terroristi islamici a usarle 09/09/2013 16:14:16 di www.ansa.it / LA VERITA' SULLE ARMI CHIMICHE IN SIRIA - Per Piccinin, arrestato e rilasciato con Quirico, sono stati i terroristi islamici a usarle ''E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco''. Così Pierre Piccinin alla radio RTL-TVi, dicendo di avere sorpreso una conversazione tra ribelli in proposito insieme a Domenico Quirico. Piccinin e Quirico ne sono ''certi'' perchè lo hanno sentito in ''una conversazione che abbiamo sorpreso'' tra ribelli, ha affermato l'insegnante belga. Piccinin aggiunge che ammetterlo ''mi costa perchè da maggio 2012 sostengo con decisione l'esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia''. ''Per il momento'', però, ''per una questione di etica Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire (i dettagli di) questa informazione'', ha affermato Piccinin facendo riferimento all'interrogatorio di Quirico in programma oggi e al suo quotidiano. ''Quando la 'Stampa' riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch'o in Belgio'', ha spiegato l'insegnante belga. Piccinin racconta quindi che, quando lo scorso 30 agosto lui e il giornalista de 'La Stampa' hanno sentito dell'intenzione degli Usa di agire in seguito all'uso, attribuito al regime, delle armi chimiche ''avevamo la testa in fiamme'', perché ''eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla''. Audizione giornalista in Procura - E' terminato dopo circa tre ore e mezza l'audizione di Domenico Quirico. Il giornalista ha lasciato l'ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo da una uscita secondaria in modo da dribblare i tanti cronisti e fotografi presenti a piazzale Clodio. Quirico: tweet Calabresi, ha riabbracciato la moglie - ''Domenico Quirico ha riabbracciato sua moglie e rimesso la cravatta che porta sempre''. Così il direttore de 'La Stampa' Mario Calabresi in un nuovo tweet con allegata una foto che mostra il giornalista liberato ieri in giacca e cravatta mentre parla al cellulare. Quirico: figlie, lo abbiamo visto provato - Le figlie di Domenico Quirico, Eleonora e Metella, hanno sentito il padre al telefono e non vedono l'ora di abbracciarlo. Ma, dalle immagini in tv, non nascondono di averlo visto "molto provato". "Non si può certo dire che abbia la stessa faccia di quando era partito - hanno detto parlando brevemente al citofono con i giornalisti in attesa fuori della loro casa a Govone -. Abbiamo visto le immagini in tv, come tutti. Ora mamma è a Roma. Non vediamo l'ora che rientrino a casa. Ma non sappiamo dire quando". Direttore La Stampa, non gli hanno risparmiato nulla - "E' stato un sequestro terribile e molto pesante: non gli è stato risparmiato nulla". Così il direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, parlando in Procura a Roma con i giornalisti che stanno seguendo l'interrogatorio dell'inviato tornato libero ieri dopo 5 mesi di prigionia in Siria. Il direttore del quotidiano ha aggiunto che "Domenico sta bene ma anche se molto affaticato. Ha in testa un diario lucido di questi 150 giorni di prigionia". Governo belga ringrazia Italia per Piccinin - ''Il governo belga ringrazia le autorità italiane'' per ''l'eccellente collaborazione'' nella gestione del rapimento e della liberazione dell'insegnante belga Pierre Piccinin, ostaggio dei ribelli siriani per cinque mesi in insieme al giornalista de 'la Stampa' Domenico Quirico. ''Le auorità belghe'', si legge poi nella nota diffusa da Bruxelles che ricorda i ''contatti regolari'' tenuti con Roma, ''sono state informate dai loro omologhi italiani della liberazione dei due ostaggi la sera di domenica''. Atterrati a Ciampino in nottata - E' atterrato poco prima di mezzanotte e 30 all'aeroporto di Ciampino l'aereo con a bordo il giornalista Domenico Quirico e lo studioso belga Pier Piccinin, rapito insieme a lui 5 mesi fa in Siria. L'inviato della Stampa sara' ascoltato oggi in Procura a Roma, prima di raggiungere la sua famiglia a Govone in provincia di Cuneo. Domenico Quirico , in buone condizioni anche se stanco, e' sceso dall'aereo ed ha abbracciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, che lo attendeva ai piedi della scaletta dell'aereo. Quirico indossava un giubbotto grigio chiaro. Il giornalista ha detto di 'non essere stato trattato bene' e di 'avere avuto paura', in una breve dichiarazione ai colleghi. Alla domanda di come fosse stato trattato durante la prigionia, Quirico ha abbozzato un sorriso ironico e ha detto ''non bene''. L'inviato ha poi ammesso di 'aver avuto paura' e di essere vissuto per cinque mesi ''come su Marte''. Le sue condizioni di salute e psicologiche appaiono comunque ottime. Quirico trascorrera' la notte a Roma. Domani sara' interrogato dagli inquirenti e raggiunto nella capitale dalle figlie e dalla moglie. 'Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un'altra cosa', ha concluso. Piccinin, abbiamo tentato fuga due volte - Domenico Quirico e Pierre Piccinin hanno cercato di scappare due volte durante la loro prigionia in Siria. Lo ha raccontato l'insegnate belga in un'intervista alla radio Bel RTL. Una di queste, dopo due giorni di fuga, sono stati ricatturati e puniti ''in maniera molto pesante'' per il gesto. Con Quirico ''abbiamo cercato di scappare due volte. Una volta, abbiamo approfittato del momento della preghiera e ci siamo impadroniti di due kalashnikov'', ha raccontato Piccinin. ''Per due giorni abbiamo attraversato la campagna prima di ricadere nelle mani dei rapitori e poi di farci punire molto seriamente per questo tentativo d'evasione''. Piccinin, Domenico subì due false esecuzioni - Domenico Quirico ''ha subito due false esecuzioni con una pistola''. Lo ha rivelato l'insegnante belga Pierre Piccinin, il suo compagno di prigionia, alla radio Bel RTL. Il giornalista de 'La Stampa' e l'insegnante belga, ha raccontato quest'ultimo, hanno subito ''violenze fisiche molto dure''. Ora ''fisicamente va bene, nonostante le orribili torture che abbiamo subito, Domenico ed io'', ha detto alla radio Piccinin, nonostante ''umiliazioni, vessazioni, false esecuzioni. Domenico ha subito due false esecuzioni con una pistola''. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/09/09/Quirico-finisce-incubo-giornalista-torna-casa-_9267269.html
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Quirico rivela: ho sentito i terroristi islamici ammettere di essere stati loro a usare le armi chimiche ma non ho le prove per confermarlo 09/09/2013 17:02:59 di www.ansa.it / Quirico rivela: ho sentito i terroristi islamici ammettere di essere stati loro a usare le armi chimiche ma non ho le prove per confermarlo "Siamo stati fermati da due pick-up con a bordo uomini armati. I primi giorni eravamo bendati: ho avuto paura di essere ucciso. Forse tre gruppi ci hanno 'gestito'". E' il racconto che Domenico Qurico ha fatto oggi ai pm della Procura di Roma sui suoi 150 giorni di prigionia in Siria. Rispondendo alle domande dei magistrati il giornalista ha aggiunto che "da subito sono state molto dure le condizioni in cui siamo stati tenuti. Il mangiare era dato una volta al giorno al massimo". L'inviato ha detto, inoltre, di aver tentato per due volte la fuga assieme a Pierre Piccinin, ma dopo essere stato bloccato nuovamente dai suoi rapitori ha dovuto subire due finte esecuzioni. "Ho il sospetto di essere stato gestito da tre diversi gruppi ribelli", ha detto ancora il giornalista ai magistrati. Quirico: gas, io non so che non e' stato Assad - "E' folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas": lo afferma Domenico Quirico secondo quanto riferisce La Stampa. Sul sito del suo giornale, l'inviato della Stampa sull'utilizzo dei gas in Siria afferma: "Eravamo all'oscuro di tutto quello che stava accadendo, anche dell'attacco con i gas. "Un giorno - ha raccontato Quirico - dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi. Uno si era presentato a noi in precedenza come un generale dell'Esercito di liberazione siriano. Un secondo, che era con lui, era una persona che non avevo mai visto. Anche del terzo, collegato via Skype, non sappiamo nulla". "In questa conversazione - prosegue la ricostruzione di Quirico - dicevano che l'operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l'Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato". "Io non so - ha continuato Quirico - se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così, perché non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell'affidabilità, né dell'identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verità a discorsi ascoltati attraverso una porta". Piccinin, non è stato regime Assad a usare gas'' - E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco''. Così Pierre Piccinin alla radio RTL-TVi, dicendo di avere sorpreso una conversazione tra ribelli in proposito insieme a Quirico. Audizione giornalista in Procura - E' terminato dopo circa tre ore e mezza l'audizione di Domenico Quirico. Il giornalista ha lasciato l'ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo da una uscita secondaria in modo da dribblare i tanti cronisti e fotografi presenti a piazzale Clodio. Quirico: tweet Calabresi, ha riabbracciato la moglie - ''Domenico Quirico ha riabbracciato sua moglie e rimesso la cravatta che porta sempre''. Così il direttore de 'La Stampa' Mario Calabresi in un nuovo tweet con allegata una foto che mostra il giornalista liberato ieri in giacca e cravatta mentre parla al cellulare. Quirico: figlie, lo abbiamo visto provato - Le figlie di Domenico Quirico, Eleonora e Metella, hanno sentito il padre al telefono e non vedono l'ora di abbracciarlo. Ma, dalle immagini in tv, non nascondono di averlo visto "molto provato". "Non si può certo dire che abbia la stessa faccia di quando era partito - hanno detto parlando brevemente al citofono con i giornalisti in attesa fuori della loro casa a Govone -. Abbiamo visto le immagini in tv, come tutti. Ora mamma è a Roma. Non vediamo l'ora che rientrino a casa. Ma non sappiamo dire quando". Direttore La Stampa, non gli hanno risparmiato nulla - "E' stato un sequestro terribile e molto pesante: non gli è stato risparmiato nulla". Così il direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, parlando in Procura a Roma con i giornalisti che stanno seguendo l'interrogatorio dell'inviato tornato libero ieri dopo 5 mesi di prigionia in Siria. Il direttore del quotidiano ha aggiunto che "Domenico sta bene ma anche se molto affaticato. Ha in testa un diario lucido di questi 150 giorni di prigionia". Governo belga ringrazia Italia per Piccinin - ''Il governo belga ringrazia le autorità italiane'' per ''l'eccellente collaborazione'' nella gestione del rapimento e della liberazione dell'insegnante belga Pierre Piccinin, ostaggio dei ribelli siriani per cinque mesi in insieme al giornalista de 'la Stampa' Domenico Quirico. ''Le auorità belghe'', si legge poi nella nota diffusa da Bruxelles che ricorda i ''contatti regolari'' tenuti con Roma, ''sono state informate dai loro omologhi italiani della liberazione dei due ostaggi la sera di domenica''. Atterrati a Ciampino in nottata - E' atterrato poco prima di mezzanotte e 30 all'aeroporto di Ciampino l'aereo con a bordo il giornalista Domenico Quirico e lo studioso belga Pier Piccinin, rapito insieme a lui 5 mesi fa in Siria. L'inviato della Stampa sara' ascoltato oggi in Procura a Roma, prima di raggiungere la sua famiglia a Govone in provincia di Cuneo. Domenico Quirico , in buone condizioni anche se stanco, e' sceso dall'aereo ed ha abbracciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, che lo attendeva ai piedi della scaletta dell'aereo. Quirico indossava un giubbotto grigio chiaro. Il giornalista ha detto di 'non essere stato trattato bene' e di 'avere avuto paura', in una breve dichiarazione ai colleghi. Alla domanda di come fosse stato trattato durante la prigionia, Quirico ha abbozzato un sorriso ironico e ha detto ''non bene''. L'inviato ha poi ammesso di 'aver avuto paura' e di essere vissuto per cinque mesi ''come su Marte''. Le sue condizioni di salute e psicologiche appaiono comunque ottime. Quirico trascorrera' la notte a Roma. Domani sara' interrogato dagli inquirenti e raggiunto nella capitale dalle figlie e dalla moglie. 'Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un'altra cosa', ha concluso. Piccinin, abbiamo tentato fuga due volte - Domenico Quirico e Pierre Piccinin hanno cercato di scappare due volte durante la loro prigionia in Siria. Lo ha raccontato l'insegnate belga in un'intervista alla radio Bel RTL. Una di queste, dopo due giorni di fuga, sono stati ricatturati e puniti ''in maniera molto pesante'' per il gesto. Con Quirico ''abbiamo cercato di scappare due volte. Una volta, abbiamo approfittato del momento della preghiera e ci siamo impadroniti di due kalashnikov'', ha raccontato Piccinin. ''Per due giorni abbiamo attraversato la campagna prima di ricadere nelle mani dei rapitori e poi di farci punire molto seriamente per questo tentativo d'evasione''. Piccinin, Domenico subì due false esecuzioni - Domenico Quirico ''ha subito due false esecuzioni con una pistola''. Lo ha rivelato l'insegnante belga Pierre Piccinin, il suo compagno di prigionia, alla radio Bel RTL. Il giornalista de 'La Stampa' e l'insegnante belga, ha raccontato quest'ultimo, hanno subito ''violenze fisiche molto dure''. Ora ''fisicamente va bene, nonostante le orribili torture che abbiamo subito, Domenico ed io'', ha detto alla radio Piccinin, nonostante ''umiliazioni, vessazioni, false esecuzioni. Domenico ha subito due false esecuzioni con una pistola''
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L'11 settembre 2001 sarà ricordato come l'inizio della fine dell'islam (dedicato a Oriana Fallaci) 10/09/2013 09:41:07 di Silvana De Mari L'11 settembre 2001 sarà ricordato come l'inizio della fine dell'islam (dedicato a Oriana Fallaci) Breve storia dell’11 settembre. L’11 settembre 2001 è cominciata la quarta guerra mondiale, la terza per fortuna è stata fredda e il comunismo è imploso da solo, raggrumato sulla propria follia. Questa è una guerra potenzialmente planetaria, su fronti multipli cui si aggiunge il fronte del terrorismo, che ha come scopo dichiarato la nostra distruzione, l’annientamento di crociati e sionisti, cioè di tutti i cristiani e tutti gli ebrei che rifiutano di sottomettersi all’islam. Una guerra di aggressione all’Occidente condotta con tecniche non convenzionali, che sono il terrorismo, il ricatto economico, il ricatto morale, la demografia con conseguente invasione del territorio e la violenza psicologica. Nessuna di queste armi potrebbe nulla contro l’Occidente se l’Occidente fosse compatto e fiero dei propri valori e della propria storia. Il bizzarro signore che in questo momento è presidente degli Stati Uniti e andato per anni ad ascoltare i sermoni di tale reverendo Wright, musulmano nero convertito al cristianesimo, il quale ha affermato che gli USA l’11 settembre sono stati giustamente puniti, questo deve essere il motivo per cui Obama fino ad ora non è mai andato alle commemorazioni. L’11 settembre è il giorno in cui l’islam è stato sconfitto nella sua corsa alla conquista del mondo. L’11 settembre 1683 l’assedio di Vienna è stato rotto, frantumato. In quella data è cominciata una battaglia durata due giorni, si è conclusa in giorno dopo e l’esercito cristiano ha sconfitto quello ottomano, molto più forte, numeroso e agguerrito. L’esercito mussulmano non poteva essere sconfitto perché era il più forte militarmente, non doveva essere sconfitto in quanto era il volere di Allah, o come accidenti si scrive, che l’islam conquistasse l’Europa e la asservisse. La vittoria cristiana a Vienna determinò il crollo non solo della potenza militare ottomana, ma segnò anche il crollo della certezza. Dopo Vienna fu riconquistata l’Ungheria, poi la Serbia, l’islam cominciò ad arretrare sempre di più, fino a che Napoleone arrivò alle piramidi, l’impero britannico alle città sante. L’islam non aveva conquistato il mondo cristiano. Il mondo cristiano lo aveva messo in ginocchio. Le armate del Profeta avrebbero dovuto passare nella storia di vittoria in vittoria fino alla conquista di tutto il mondo, e invece erano state clamorosamente prese a calci nei denti. Si poteva esprimere in termini più salottieri, ma così è chiaro e facciamo prima. E in ginocchio nel fango e nello sterco di capra ci stava tutta una civiltà, clamorosamente arretrata al suo esotico permanente medioevo. A questo punto tutto l’islam si pose la domanda: perché non avanziamo? Perché la cristianità ci sovrasta? La risposta fu: perché non abbiamo applicato integralmente le disposizioni del profeta. Se saremo più rigidi e ligi, cioè più integralisti ci arriderà la vittoria. Questo è lo schema da cui, sempre, è nato l’integralismo, quello wahhabita in Arabia Saudita, quello dei Fratelli Mussulmani in Egitto e quello khomeinista in campo sciita. L’integralismo permette inoltre la quadratura del cerchio e la risoluzione del complesso di inferiorità dovuto al disastro scientifico e tecnologico. Il compito dei popoli da asservire sono le scoperte scientifiche, il compito dell’islam è asservire i popoli. Qualcuno dette la risposta inversa: perché dobbiamo modernizzare e questo è il modernismo islamico, il quale però si è sempre scontrato con il divieto coranico alla filosofia: dove non esiste pensiero filosofico il pensiero scientifico è solo imitativo. La modernità islamica ha dato luogo ad alcune dittature di tipo nazional socialista, come il partito Baath siriano e quello iracheno e il suo più duraturo esperimento è quello turco di Ataturk, che in questi anni sta mostrando il suo fallimento davanti all’integralismo. Nel frattempo la civiltà giapponese, indocinese, coreana, indiana e cinese risolvono il loro gap in poche generazioni e si avviano a far parte del mondo moderno, mentre l’islam inchioda all’arretratezza tutti i suoi sudditi, con le sole eccezioni dell’uso di Internet, del cellulare e delle armi. L’islam cominciò a cercare alleati. Il suo alleato storico sono stati i due totalitarismi, in primo luogo quello nazista. Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica. Adolf Hitler 22 novembre 1941 Berlino. L’odio contro gli ebrei, l’odio contro la cristianità, l’odio contro la democrazia, la libertà, la volontà e il diritto a voler essere felici accomuna nazismo e islam sempre come alleati totali. Il 22 novembre del 41 l’alleanza fu fatta con il Gran Mufti di Gerusalemme, uno dei grandissimi criminale del XX secolo. in cambio di una fatwa che schierò al suo fianco tutto l’islam mediorientale, incluso Iraq ed Egitto, Adolf Hitler si impegnò alla distruzione del popolo di Israele rinunciando a tutti i precedenti progetti di espulsione, Himler fondò la tredicesima divisione SS, mussulmana, bosniaco palestinese ed entrambi i compagni di merenda, Hitler ed Himler si scusarono con il Gran Mufti perché questa sciocca Europa giudaico cristiana quel famoso 11 settembre 1683 aveva fermato l’islam impedendo l’islamizzazione dell’Europa, che invece secondo i due sarebbe stata una gran bella cosa. Ma Hitler viene sconfitto. E il popolo di Israele ricostruisce la propria patria, un paese piccolo, senza una goccia di petrolio, desertico nella parte meridionale, che pure viene considerato dall’enorme islam la pietra dello scandalo, l’insopportabile perdita. Israele vince la guerra del 48, la guerra dei sei giorni, quella del Kippur, ma perde la guerra mediatica. Un Occidente impazzito di antisemitismo ed odio di sé giustifica il terrorismo palestinese, lo ama, lo finanzia.
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L'allenza questa volta è tra islam e comunismo. Il terrorismo nero quello rosso e quello verde, nazista, comunista e islamico, si intrecciano e si sostengono. L’11 settembre 2001 sionisti e cristiani sono stati puniti, come ha latrato Osama Bin Laden, mentre i nostri intellettuali, parole dall’etimologia sempre più impenetrabile, si sono divisi in due gruppi: quelli che hanno dichiarato che gli Usa l’11 settembre se lo sono fatto da soli, per la gioia infernale di distruggere se stessi, la propria economia, e mandare i propri figli ventenni a morire, e quelli che hanno detto che l’11 settembre lo ha fatto qualcun altro, ma gli Usa se lo sono meritato. Mentre 3000 persone morivano, mentre i pompieri di New York andavano a morire il presidente degli scrittori siriani, un tizio in giacca e cravatta che presumo faccia parte dell’islam moderato pronunciava la storica frase: “Oggi il mio orgoglio di musulmano risorge e gode”. Osservate i metri cubi di complesso di inferiorità: il suo orgoglio di musulmano non ha potuto riempirsi della scoperta delle particelle subatomiche, e nemmeno degli antibiotici, bisogna accontentarsi di un paio di romanzi mediocri e del terrorismo per essere contenti di qualche cosa. L’11 settembre tutti noi, cristiani e sionisti, mettiamo tutti una candela alle nostre finestre e cantiamo Amazing Grace. Amazing Grace è il gospel scritto dall’ex schiavista Newton che Martin L. King fece risuonare quando pronunciò il discorso I have a dream. E il suo sogno era la fratellanza tra gli uomini. Anche Arafat aveva un sogno: Noi vi sgozzeremo tutti e sgozzeremo i feti nelle madri (Algeri, 1985) Tornando a M. L. King e ad Amazing Grace: la canzone è risuonata, sola spontanea, anche l'11 settembre quando la bandiera americana, la bandiera della nazione di cui Martin L. King faceva parte, la nazione di cui era fiero, veniva issata. Per la cronaca Martin L. King era, ovviamente, repubblicano. E ora anche noi abbiamo un sogno: un mondo libero dove ognuno sia l’unico proprietario della propria fede religiosa, del suo corpo, del suo destino, del suo diritto di cercare la felicità. Che i nemici della felicità siano sconfitti. La dizione è di una meravigliosa donna afghana. E concludo con le parole di una meravigliosa donna somala, Hirsi Alì. Tra qualche secolo i libri di storia parleranno di come le teocrazie sono scomparse e l’islam è stato sconfitto. Non so come questo succederà, ma so la data che tutti i libri di storia scriveranno per indicare la data in cui il processo è cominciato: 11 settembre 2001. Si lo so, sembra un delirio. L’islam avanza ovunque, negli Stati Uniti il ridicolo burattino Obama si è inchinato davanti al re dell’Arabia e ha pronunciato un farneticante discorso al Cairo i cui danni si faranno sentire per decenni, la sharia è sul suolo europeo. Israele è sotto minaccia nucleare. Sembra che l’islam sia al massimo della sua potenza, vero? Sembra che l’11 settembre di Osama Bin Laden abbia vinto, non è così? E invece no. Hitler lanciò il suo attacco all’Unione Sovietica un decennio troppo preso, prima di aver sconfitto l’Inghilterra. Il massimo del suo splendore fu l’inizio del disastro. L’attacco dell’11 settembre è stato lanciato un ventennio troppo presto, quando ancora tutto e possibile. Grazie all’11 settembre sempre più persone stanno capendo, stanno reagendo, stanno ritrovando la fierezza di sé stesse, della propria storia, delle radice ebraico-cristiane. Tranquilli ragazzi, ce la faremo. Alla fine le culture di vita vincono su quelle di morte. Alla fine va tutto bene. E a voi, pompieri di New York, sempre, il nostro ringraziamento per aver mostrato al mondo cosa è il coraggio di salvare, a voi eroi del volo 93 che avete mostrato al mondo il coraggio di battersi, a voi vittime innocenti che prima di buttarvi nel vuoto avete chiamato coloro che amavate per l’ultima dichiarazione d’amore, grazie per aver mostrato cosa vuol dire appartenere ad una cultura di vita. A voi il nostro ricordo, le nostre lacrime, la luce delle nostre candele e quella delle nostra anime, la nostra fierezza. Silvana De Mari Questo articolo è dedicato alla memoria della grande giornalista e scrittrice Oriana Fallaci, che dopo l'11 settembre ha fatto risuonare la sua voce forte e chiara e giusta al di sopra di un esercito di dhimmi e di vili.
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Medio Oriente: dalle Primavere alla teocrazia 14/09/2013 12:49:11 di Luca Galantini Medio Oriente: dalle Primavere alla teocrazia Mentre il Medio Oriente è di nuovo in fiamme e divampa il conflitto militare ed ideologico sulle rovine dei Paesi coinvolti nella Primavera Araba, in Occidente ai mass-media e all’opinione pubblica sfugge un aspetto di questa tragedia su cui viceversa sarebbe opportuna adeguata riflessione: quale apporto hanno dato ai diritti umani ed alle libertà civili in generale le riforme legislative costituzionali attuate dai regimi saliti al potere con il beneplacito delle piazze della Primavera Araba? Tra i Paesi maggiormente coinvolti ad oggi figurano Egitto, Siria, Libia e Tunisia ove – trasversalmente e senza riguardo alla natura giuridica delle forme di governo – formali democrazie, regimi monopartitici, velate teocrazie sono già state destituite o sono pericolosamente in bilico, a riprova della velleitaria fragilità dei modelli politici partoriti dalla Primavera Araba. Appare inequivocabile la netta virata in senso “teocratico” delle fonti gerarchiche legislative costituzionali che sono state abbozzate dai partiti e movimenti politici che hanno assunto la leadership di queste rivoluzioni politiche. Queste formazioni politiche sono incontrovertibilmente ispirate da forme di massimalismo religioso islamico assolutamente antitetico alla condivisione dello scheletro giuridico dello stato di diritto laico così come qualificato nella dottrina occidentale e recepito contraddittoriamente nei processi costituzionali dei paesi islamici nel periodo storico precedente alla Primavera Araba. A distanza di due anni dalle rivolte avviate nei paesi islamici del Medio Oriente i movimenti che risultano essersi affermati secondo schemi politici di partito e che godono di maggiore sostegno organizzato nelle masse evidenziano chiare e dirette ispirazioni a forme di radicalismo islamico antimoderno che promette un ritorno fedele alla shari’a, ovvero alla legge islamica quale fonte unica di regolamentazione dei diritti civili e politici della persona. Il nodo irrisolto tra Occidente e islam nella storia delle libertà religiose e dei diritti umani più in generale, è dato proprio dalla peculiarità dell'universalismo etico, giuridico e politico delle istituzioni religiose islamiche: non a caso il fondamentalismo religioso islamico si caratterizza per una marcata tensione ecumenica universalista che costituisce il fondamento dello stesso concetto di guerra santa o jihad. L’islam, a differenza del messaggio di libera adesione al precetto evangelico cristiano, è congiuntamente religione, vita di quaggiù o società civile, e stato – din, dunya, dawla – e dunque tende sempre ad aver necessità di una struttura politica e giuridica nel tempo della storia per corrispondere al suo progetto di universale sottomissione dell’uomo alla volontà di Dio. In sostanza è condivisibile l’affermazione del celebre politologo americano Bernard Lewissecondo cui lo Stato è un modello giuridico istituzionale che non solo non nasce nel mondo islamico, ma è storicamente estraneo a quell’area geopolitica. Secondo Bernard Lewis, la distinzione occidentale tra religione e Stato non ha avuto nessuna analogia nella cultura islamica fino alla modernità. Sebbene fossero state introdotte nel dibattito in seno alla società civile dei Paesi della Primavera Araba nuove idee a favore della liberalizzazione democratica delle istituzioni politiche ed al riconoscimento dei diritti umani secondo i paradigmi della comunità internazionale, l’intero processo legislativo apparve predestinato a trarre inequivocabile ispirazione dai precetti della shari’a. Anche le costituzioni più recenti includono in misura sistemica precisi riferimenti alla legge sacra islamica ritenuta “la principale fonte” di legislazione civile. Una rigida interpretazione di tale legge rappresenta inesorabilmente un ostacolo al confronto con il modello dello stato di diritto, con la tutela dei diritti umani, cosi come definiti nelle convenzioni internazionali, in particolare in relazione a temi fondanti la rule of law quali la libertà religiosa e la tutela delle minoranze, la libertà di associazione e di stampa, l’emancipazione della donna, il diritto di famiglia. La shari’a in alcune costituzioni di recentissima promulgazione è esplicitamente citata quale fonte gerarchica primaria di diritto, come nel caso del Bahrein, dell'Egitto; in altri stati, come la Tunisia, i precetti dell’islam sono comunque contemplati espressamente quale piattaforma programmatica della costituzione. La recente procedura di riforma costituzionale avviata a seguito della destituzione del regime del presidente Ben Alì, sotto la guida della maggioranza parlamentare islamista del partito Ennahda, ha confermato tale impostazione. Il Preambolo della Costituzione tunisina pur non parlando espressamente di shari’a, utilizza una formula molto chiara e pericolosa laddove si afferma che nulla deve contraddire i precetti fondanti dell'islam. Peraltro la previsione di cui all’art. 3, nel quale oltre alla garanzia della libertà di culto si afferma la “criminalizzazione di tutte le minacce al sacro”, apre una pericolosa legittimazione a ipotesi di discriminazione della libertà di stampa, di manifestazione pubblica della fede religiosa, di professione della stessa, di libertà di conversione a religione differente da quella islamica: infatti nessuna specifica qualificazione viene data all’ipotesi di fattispecie di minaccia al sacro se non riconducibile alla fede islamica. In Egitto i precetti giuridici di tradizione islamica e la complementare compressione della pienezza delle libertà pubbliche – e dei diritti umani in generale – si propongono con frequenza non casuale nell’impianto normativo della Costituzione approvata nel dicembre 2012 dall’Assemblea Costituente egiziana guidata dalla Fratellanza Musulmana del deposto presidente Morsi. Gli artt. 2 e 219 definiscono i principi della shari'a rispettivamente come "fonti primarie della legge" e "regole fondamentali della giurisprudenza”. Ma il divieto più significativo imposto alla minoranza dei cristiani copti è il Decreto che regola la costruzione o la ristrutturazione di chiese. Il Governo può infatti intervenire e fermare qualsiasi opera di edificazione e riparazione delle chiese copte con la motivazione che tale attività possa costituire un pericolo per la sicurezza dello stato. Appare indubbio a chi scrive che le prime esperienze costituzionali maturate nel solco degli eventi politici rivoluzionari della Primavera Araba confermino che nei sistemi ed ordinamenti giuridici istituzionali dei Paesi laddove l’Islam risulti essere la fede maggioritaria il rapporto tra diritto e religione appaia problematicamente irrisolto, in quanto i presupposti valoriali ed etici posti a fondamento delle costituzioni sono “graziosamente” concessi esclusivamente dalla legge religiosa, la shari’a. Una politica arrogante come quella islamista che persiste nel presupporre di abbracciare il mito dello Stato etico al fine di giungere alla giustizia divina tramite la trasformazione sociale non potrà che perpetuare la violazione della centralità della persona umana nei suoi diritti fondamentali. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-medio-oriente-dalle-primavere-alla-teocrazia-7275.htm
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Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) 16/09/2013 18:12:31 di Magdi Cristiano Allam Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) Il 12 settembre 2013 nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo è stata approvata dagli europarlamentari una risoluzione comune sulla situazione in Siria. Magdi Cristiano Allam, durante la riunione del gruppo EFD (Europa per la Libertà e la Democrazia), ha espresso la propria assoluta contrarietà a un intervento armato in Siria, dove la guerra ha già causato 110 mila morti, tra cui 42 mila soldati siriani, a cui si aggiungono 20 mila militanti dell'opposizione e 38 mila civili di cui la maggior parte sono alawiti e cristiani. Magdi Cristiano Allam ha ribadito inoltre che è un paradosso che gli Stati Uniti, a ridosso dell'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle, decidano di schierarsi al fianco di Al Qaeda, dei Salafiti e dei Fratelli Musulmani, nel portare avanti una causa che di fatto gioverebbe solo alle lobby legate alla finanza globalizzata, all'estrazione del petrolio, alla produzione delle armi e all'interesse delle multinazionali, tutte realtà che hanno lo scopo di distruggere per poi ricostruire gli Stati. La causa dello scoppio del conflitto sarebbe il presunto uso di armi chimiche da parte dei soldati siriani, sebbene vi siano elementi che inducono a pensare che le armi chimiche siano state usate dai ribelli, e quindi dai terroristi islamici, come confermato da Carla del Ponte, magistrato che fa parte della commissione delle Nazioni Unite che si occupa dei rapporti con il Medio Oriente. Magdi Cristiano Allam ha dunque condannato il sostegno finanziario, politico e militare degli Stati Uniti e dell'Unione Europea in favore dei terroristi islamici in Siria e la persecuzione e i massacri deliberati di cristiani e alawiti, oltre che la distruzione di centinaia di chiese, il sequestro, lo stupro e l'uccisione di donne cristiane sulla base di fatwe che lo legittimano. In conclusione Magdi Cristiano Allam ha chiarito che non possiamo mettere sullo stesso piano ed essere neutrali tra l'esercito regolare di uno Stato membro dell´ONU riconosciuto internazionalmente e le milizie di gruppi terroristici dei Fratelli Musulmani, Salafiti e Al Qaeda. Qualora i terroristi islamici dovessero prevalere e conquistare il potere in Siria il Medio Oriente verrebbe destabilizzato e la sicurezza dell'Europa sarebbe a rischio. Queste posizioni espresse da Magdi Cristiano Allam sono state recepite in parte all'interno della risoluzione presentata dal gruppo EFD sulla situazione in Siria di cui vi riportiamo si seguito il testo: "Il Parlamento europeo, viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quelle del 16 febbraio(1) e del 13 settembre 2012(2) e del 23 maggio 2013(3), visto il protocollo di Ginevra firmato nel 1925, che vieta il ricorso alle armi chimiche nei conflitti, vista la convenzione sulle armi biologiche, aperta alle firme nel 1972 ed entrata in vigore nel 1975, vista la convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, firmata nel 1993; vista la dichiarazione del coordinatore dell'Unione europea per la lotta contro il terrorismo Gilles de Kerckhove sui "combattenti stranieri" europei in Siria, del 19 giugno 2013, vista la dichiarazione del membro della commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria Carla del Ponte, sulle armi chimiche impiegate da terroristi islamici in Siria, del 5 maggio 2013, visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento, A. considerando che il 21 agosto 2013 centinai di civili siriani, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi in un attacco in cui è stato fatto ricorso ad armi chimiche in città ad est di Damasco; B. considerando che le Nazioni Unite stanno svolgendo un'indagine sui massacri in Siria; che, una volta completato, un rapporto sarà trasmesso al Segretario generale delle Nazioni Unite, il quale ne condividerà i risultati con i 193 Stati membri dell'organizzazione e con i 15 membri del Consiglio di Sicurezza; C. considerando che il mandato degli inviati delle Nazioni Unite in Siria era di indagare sul presunto uso di armi chimiche in una serie di episodi svoltisi in Siria all'inizio di quest'anno; D. considerando che il 29 agosto 2013 la Camera dei Comuni del Regno Unito ha rifiutato di avallare un'azione militare in Siria; E. considerando che il 31 agosto 2013 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato di aver deciso di effettuare azioni punitive limitate in Siria in risposta agli attacchi chimici di Damasco del 21 agosto, ma ha aggiunto che avrebbe chiesto l'approvazione del Congresso prima di procedere; F. considerando che, dopo tre anni di guerra civile, la crisi umanitaria in Siria permane molto grave e che il numero dei profughi siriani ha superato i 2 milioni, la metà dei quali bambini; 1. condanna con il massimo vigore i massacri di civili perpetrati in Siria con armi chimiche; esprime il suo cordoglio ai familiari delle vittime e condanna altresì le uccisioni e i massacri compiuti da entrambe le parti dall'inizio del conflitto; 2. invita le Nazioni Unite a completare al più presto possibile un'indagine approfondita sui massacri in Siria e a valutare le responsabilità; accoglie positivamente i lavori della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba di Siria; invita tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria a consentire l'accesso a tutte le commissioni d'inchiesta delle Nazioni Unite; 3. si oppone a qualsivoglia tipo di intervento armato in Siria; 4. sottolinea che qualunque ricorso alla forza nei confronti della Siria dovrà aver luogo solo nel contesto di un mandato conferito da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; 5. sottolinea che un intervento militare punitivo in Siria, anche se limitato nel tempo e nella portata, potrebbe estendere il conflitto nella regione con serie prospettive di escalation; 6. esprime profonda preoccupazione per il fatto che, quando torneranno a casa le centinaia di cittadini europei che attualmente combattono quali jihadisti con le forze ribelli e con gruppi collegati con al-Qaida in Siria, quali Jabhat al-Nusra, essi potrebbero servirsi del proprio zelo ideologico e della propria esperienza di combattimento per ispirare altri ad assumere posizioni radicali e dedicarsi alla jihad;
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Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) 16/09/2013 7. ritiene che la chiave per risolvere il conflitto sia in una soluzione politica raggiunta in collegamento con quanti sostengono genuinamente una transizione, assicurando il pieno rispetto dei valori universali della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, rivolgendo particolare attenzione ai diritti delle minoranze etniche, culturali e religiose e dei diritti delle donne; 8. condanna le persecuzioni e i massacri di cristiani e alauiti, la distruzione di centinaia di chiese, i rapimenti, gli stupri e gli assassinii; 9. chiede sia fornita assistenza umanitaria immediata a quanti ne hanno bisogno in Siria, in particolare i feriti, i profughi, gli sfollati interni, le donne e i bambini; 10. esorta l'Unione europea e i governi nazionali ad attuare misure adeguate e responsabili di preparazione in risposta al degradarsi della situazione umanitaria in Siria; 11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite nonché a tutte le parti implicate nel conflitto in Siria." Members of European Parliament approved on 12th September 2013 in Strasbourg a joint resolution on the situation in Syria. Magdi Cristiano Allam, during the meeting of EFD Group (Europe for Freedom and Democracy), stated that he is absolutely against a military attack in Syria, where there were already 110.000 deaths because of the war, in which 42.000 sirian soldiers, and other 20.000 militants of opposition and 38.000 civil people, mostly Alawites and Christians. Magdi Cristiano Allam said also that the support of United States to Al Qaeda, Salafits and Muslim Brothers is a shame, now that it is the anniversary of the attack to the Twin Towers they plead for lobbies linked to high finance, to the extraction of petroleum, to the production of arms and to the interest of multinational corporations, all organizations that have the aim of destroying the States in order to rebuild them again later. The reason of the burst of the war should be the supposed use of chemical weapons by Sirian soldiers, even if there are elements that let us know that they were used by the rebels, the Islamic terrorists, as stated by Carla Del Ponte, judge member of the UN Commission that deals with Syria. Magdi Cristiano Allam condemned the financial, political and military support by United State and European Union to Islamic terrorists in Syria and the persecution of Christians and Alawites, and the destruction of hundreds churches, kidnapping, rape and the killing of Christian women according to Fatwas that legiptimize that. Finally Magdi Cristiano Allam declared that it is not possible to put at the same level and to be neutral between the regular Army of a member State of UN, internationally recognized and militias of terroristic groups of Muslim Brothers, Salafits and Al Qaeda. If Islamic terrorists prevail and get the power in Syria, Middle East will be destabilized and the security in Europe could be in danger. These positions by Magdi Cristiano Allam were partially adopted in a resolution by EFD Group on the situation in Syria. Here is the text: "The European Parliament, having regard to its previous resolutions on Syria, in particular those of 16 February(1) and 13 September 2012(2) and of 23 May 2013(3), having regard to the Geneva Protocol, signed in 1925, which prohibits the use of chemical weapons in warfare, having regard to the Biological Weapons Convention, which opened for signature in 1972 and entered into force in 1975, having regard to the Convention on the Prohibition of the Development, Production, Stockpiling and Use of Chemical Weapons and on their Destruction, signed in 1993, having regard to the statement by the EU's anti-terror chief Gilles de Kerckhove on European ‘foreign fighters' in Syria of 19 June 2013, having regard to the statement by Carla del Ponte, a member of the UN's Independent International Commission of Inquiry on Syria, regarding chemical weapons used by Islamic terrorists in Syria of 5 May 2013, having regard to Rule 110(2) of its Rules of Procedure, A. whereas on 21 August 2013 hundreds of Syrian civilians including women and children were killed in an attack using chemical weapons in towns to the east of Damascus; B. whereas a UN investigation into the mass killings in Syria is currently taking place and whereas, once it is completed, a report will be given to the UN Secretary-General, who will share the results with the 193 Member States and the 15-member Security Council; C. whereas the mandate of the UN team in Syria was to investigate the alleged use of chemical weapons in a number of incidents in Syria earlier this year; D. whereas on 29 August 2013 the UK House of Commons refused to endorse military action in Syria; E. whereas on 31 August 2013 US President Barack Obama announced that he had decided to carry out limited punitive strikes on Syria in response to the chemical attacks in Damascus on 21 August, but added that he would seek congressional approval before the strikes proceeded; F. whereas after three years of civil war the humanitarian crisis in Syria remains very serious, the number of Syria's refugees having risen beyond 2 million half of them children; 1. Condemns in the strongest possible terms the mass killings of civilians with chemical weapons in Syria; extends its condolences to the victims' families; likewise condemns the killings and massacres carried out on both sides since the beginning of the conflict; 2. Calls on the United Nations to complete as soon as possible a thorough investigation of the mass killings in Syria and to assess responsibilities; welcomes the activity of the Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic; invites all parties in the Syrian conflict to allow access to any UN committee of inquiry; 3. Opposes any kind of armed intervention in Syria; 4. Stresses that any use of force against Syria should take place only in the framework of a mandate embodied in a UN Security Council resolution; 5. Stresses that a punitive military intervention in Syria, even if limited in time and scope, could widen the conflict to the region, with dangerous prospects of escalation; 6. Is deeply concerned that when the hundreds of European nationals now fighting as jihadists with rebel forces and groups linked to al-Qaeda in Syria such as Jabhat al-Nusra return home, they could use their ideological zeal and combat experience to inspire others to become radicalised and wage jihad; 7. Believes that the key to solving the conflict lies in a political solution reached in conjunction with those genuinely committed to transition, while ensuring full respect for the universal values of democracy, the rule of law, human rights and fundamental freedoms, with special regard to the rights of ethnic, cultural and religious minorities and of women; 8. Condemns the persecution and massacre of Christians and Alawites, the destruction of hundreds of churches, and the kidnappings, rapes and murders; 9. Calls for immediate humanitarian assistance for all those in need in Syria, with special regard to the wounded, refugees, internally displaced persons, women and children; 10. Calls for the EU and national governments to take appropriate, responsible measures of preparedness in response to the deterioration of the humanitarian situation in Syria; 11. Instructs its President to forward this resolution to the Council, the Commission, the Vice‑President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, the parliaments and governments of the Member States, the Secretary‑General of the United Nations and all the parties involved in the conflict in Syria."
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LA VERITA' SULLE ARMI CHIMICHE - Un documento dei Servizi segreti americani conferma che sono stati i terroristi islamici a usare il Sarin in Siria 18/09/2013 10:16:02 di Maria Grazia Bruzzone LA VERITA' SULLE ARMI CHIMICHE - Un documento dei Servizi segreti americani conferma che sono stati i terroristi islamici a usare il Sarin in Siria (www.lastampa.it) - Sottomettendosi all’accordo Russo-Americano, Bashar Al Assad ha accettato di fornire entro una settimana un elenco dettagliato delle armi chimiche possedute dal governo siriano, e di distruggerle entro la metà del 2014 sotto la supervisione di ispettori internazionali che saranno sul campo già a novembre. Ma che ne sarà dei gas tossici posseduti dai ribelli del Free Syrian Army, che quell’accordo ha rigettato e ha già dichiarato che continuerà a combattere per rovesciare il regime? Mentre resta controverso CHI abbia usato gas lo scorso 21 agosto – né verrà probabilmente detta una parola definitiva nel rapporto degli ispettori dell’ONU, che NON avevano questo compito – che i ribelli dispongano di almeno un po’ di armi chimiche lo avrebbe ammesso persino il sottosegretario di Stato John Kerry. In proposito ci sono varie testimonianze, da ultimo un documento riservato di fonte militare Usa di cui sostiene di essere entrato in possesso WND.com, sito americano ultraconservatore che qualche giorno fa gli ha dedicato un post, firmato da F. Michael Maloof, già analista della politica di sicurezza al segretariato della Difesa. Nel documento di fonte militare Usa si conferma che del gas Sarin è stato confiscato già in primavera a membri del Fronte Jabhat al-Nusra, i più influenti dei ribelli islamisti che combattono in Siria, alleati di Al Qaida di Zawahiri e inseriti dall’Onu e dagli Usa nell’elenco dei gruppi terroristi lo scorso dicembre. Il documento, classificato Secret/Noforn – da non essere diffuso all’estero – proviene dalla comunità di intelligence americana del National Ground Intelligence Center, o NGIC, e il sito ne sarebbe entrato in possesso martedì scorso. Ne riportiamo dal post ampi stralci, indicativi anche dei complicati intrecci in quella martoriata regione, dove dietro lo scontro ribelli/regime è in atto una guerra per procura dai molti attori. Il documento rivela che l’AQI – Al Qaida Iraq avrebbe prodotto un tipo di gas Sarin di basso livello in Iraq e lo avrebbe trasferito in Turchia. Una fonte militare – riferisce il post - ha spiegato che ci sono state numerose interrogazioni e report di clan, parte di quelli che – con linguaggio militar-burocratico - il documento cita come “50 indicatori per monitorare il progresso e caratterizzare lo sforzo di Al Nusra /Al Qaida Iraq per sviluppare l’agente chimico bellico Sarin”. “In questo documento ci sono le nostre valutazioni sullo stato di quello sforzo al suo culmine, quando approdò nel maggio 2013 all’arresto in Iraq e Turchia di diversi individui chiave”, viene detto. “Successivi report e indicatori non osservati in precedenza suggeriscono che quello sforzo continua a progredire malgrado gli arresti. Lo scorso maggio la confisca è avvenuta quando le forze di sicurezza Turche hanno scoperto un cilindro da due chili contenente gas Sarin mentre perquisivano le case di militanti Siriani di Al Nusra legati ad Al Qaida, a seguito degli arresti (vedi anche qui e qui il giornale turco che subito ha dato notizia). Il gas venne trovato nelle case di sospetti radicali Siriani islamici detenuti nelle province di Adana e Mersia. Erano stati arrestati 12 membri di Al Nusra, descritti allora dalle forze speciali Turche antiterrorismo come “il braccio più aggressivo e di successo dei ribelli Siriani”. Nella confisca la polizia anti terrorismo Turca trovò anche armi, documenti e dati digitali. Al tempo dell’arresto, i Russi chiesero un’indagine sugli arrestati Siriani e i militanti vennero trovati in possesso di gas Sarin. Il sequestro avvenne a seguito di un attacco chimico avvenuto in marzo nell’area di Khan al-Assal nei dintorni di Aleppo, in Siria. In quell’attacco 26 persone e forze governative Siriane vennero uccise da quel che venne stabilito essere gas Sarin, diffuso da un razzo. Il governo Siriano chiese un’indagine da parte dell’ONU. Damasco riteneva che dietro l’attacco vi fossero i combattenti di Al-Qaida, accusando di coinvolgimento anche la Turchia. “Il razzo veniva da un luogo controllato dai terroristi vicino alla frontiera Turca”, secondo quanto dichiarato da Damasco. “Si potrebbe ipotizzare che le armi fossero arrivate dalla Turchia”. Il report della comunità di intelligence dell’NGIC secondo il post rafforza quanto emerso nell’indagine preliminare ONU sull’attacco di Aleppo, secondo cui le prove puntavano ai ribelli Siriani. (Si tratta dell’indagine ONU sulla quale si pronunciò Carla Del Ponte, membro di una commissione ONU. Intervistata alla tv svizzero-ticinese dichiarò che “esiste un forte, concreto sospetto, sia pure non ancora una prova incontrovertibile” che ad usare il gas siano stati i ribelli. Su questo e altri attacchi chimici di provenienza incerta si preparavano a indagare osservatori Onu che erano in arrivo a Damasco proprio nei giorni intorno al 21 agosto -ndr). Lo stesso documento sembra anche sostenere le accuse di un report di 100 pagine consegnato all’Onu dalla Russia. Il rapporto concludeva che i ribelli siriani – non il governo Siriano – avevano usato il Sarin nell’attacco di marzo ad Aleppo. I contenuti di quel rapporto non sono ancora stati pubblicati, ma fonti hanno riferito a WND (il sito web che pubblica il post) che la documentazione indica che il gas venefico sia stato fabbricato in una regione dell’Iraq controllata dai Sunniti e poi trasportato in Turchia a uso dell’opposizione Siriana, le cui file sono gonfiate da membri di Al-Qaida e gruppi affiliati. E qui il documento si dilunga in molti dettagli del rapporto Russo, che nella preparazione e nella spedizione del gas tira in ballo il generale al-Douri a suo tempo molto vicino a Saddam Hussein, e il generale al-Dulaimi, già protagonista nella produzione di armi chimiche, più combattenti stranieri Sunniti affiliati al partito Baath e il Fronte Al Nusra di Aleppo sostenuto dall’Arabia Saudita, con la collaborazione della Turchia attraverso la città di Antakia. E si arriva all’oggi. Il post mette in relazione il documento dell’NGIC con altre testimonianze sul recente attacco chimico del 21 agosto, quello di Ghouta, alle porte di Damasco, sul quale oggi si concentra l’attenzione del mondo. 1) L’analisi dell’esperto americano di terrorismo Yossef Bodanski. Il fatto che l’intelligence del NGIC definisca il gas usato a marzo “di basso livello” rafforza l’analisi di Bodanski , secondo il quale da quel che emerge sulle armi chimiche usate a Damasco, quello del 21 agosto appare un “attacco auto-inflitto “dall’opposizione siriana per provocare un intervento Usa in Siria. Secondo Bodasnki – scienziato israelo-americano già direttore della task force del Congresso Usa su terrorismo e la guerra non convenzionale - le analisi preliminari del Sarin utilizzato mostrano che si tratta di un tipo “da cucina” (noi diremmo casereccio), e non di tipo militare. Quello di tipo militare si accumula infatti anche nei capelli e nei vestiti, delle vittime, le sue molecole si staccano e “avrebbero ucciso o comunque colpito i primi soccorritori se toccavano le vittime senza protezioni apposite”, protezioni che non vengono mostrate in molti dei video fatti circolare dai ribelli. (Osservazioni analoghe erano state avanzate a caldo da vari altri esperti, vedi precedente post di Underblog). “Ciò indica fortemente che l’agente in questione sia un “sarin casereccio”, ha affermato Bodanski. Aggiungendo che la descrizione dei feriti fatta da Medici Senza Frontiere concorda con gli effetti di un Sarin diluito di questo genere. Secondo l’esperto di anti terrorismo il movimento jihadista ha le tecnologie che sono state confermate in laboratori di jihadisti catturati sia in Turchia sia in Iraq, e da una massa di dati raccolti su Al-Qaida in Afghanistan. Infine Bodanski ha aggiunto che i proiettili mostrati dall’opposizione, che sono stati testati dagli ispettori ONU, non sono armi standard dell’esercito Siriano. 2) La lettera memorandum a Obama di 12 veterani dell’intelligence Usa. Il post cita quindi il punto di vista di Ray Mc Govern, già analista della CIA, uno dei veterani dell’intelligence americana che hanno scritto una lettera-memorandum al presidente Obama sostenendo che dietro l’attacco del 21 agosto non ci sia il governo di Damasco bensì i ribelli. (la lettera è citata da diversi blog, per es. qui/ qui). Gli ex agenti dell’intelligence riferiscono quanto detto loro da colleghi in servizio attivo: che un “crescente numero di prove” rivela che l’incidente è stato una provocazione pianificata in anticipo dall’opposizione Siriana. Gli analisti nella lettera fanno riferimento a un incontro, una settimana prima del 21 agosto in cui comandanti dell’opposizione hanno ordinato di prepararsi a una “imminente escalation” dovuta a “sviluppi in corso nella guerra” che sarebbero stati seguiti da un bombardamento della Siria guidato dagli Usa. Il crescente numero di prove verrebbe per lo più da fonti affiliate all’opposizione Siriana e loro sostenitori. Quei report rivelano che i contenitori contenenti agenti chimici venero portati in un sobborgo di Damasco, dove sono stati aperti. http://www.lastampa.it/2013/09/16/blogs/underblog/se-in-siria-anche-i-ribelli-hanno-il-sarin-LjNgraVXHfpwBLZpmA2ZxI/pagina.html
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